Thanksgiving e tutto il resto

12 novembre 2017

Crostata di zucca (Pumpkin Pie)

Dunque, in America, la festa di Thanksgiving  segna l’inizio non ufficiale delle feste natalize.

Da lì è una corsa a precipizio verso il giorno di Natale.

Dai preparativi culinari – centinaia di biscotti da regalare ad amici, parenti e vicini – allo shopping esorbitante che poi fa finire tanti anche in debito pauroso con le credit cards (ok, un mea culpa ci vuole, devo ammettere che ci sono cascata anch’io qualche volta), allo stress quasi insostenibile di aver tutto pronto in tempo, pur continuando a lavorare full-time e ad occuparsi delle solite faccende quotidiane.

Crostata di mele (Apple Pie)

Infatti io non sono una grande fan delle feste, perché, al contrario di altri membri della famiglia, tutto ciò tocca a me. Alle madri, insomma, come al solito.

Poi mettere su l’albero, un’altra gran seccatura, che sta poi lì a ingombrarmi il living room per circa un mese e mezzo (sì, il nostro alberello va su nel weekend di Thanksgiving, e lo stesso per un piccolo presepio), i biglietti di auguri da scrivere e impostare (anche a persone di cui non ci importa un fico, ma si deve essere educati), la forzata allegria e quell’accidente di tempo di solito poco bello (nel mio caso, anche le novene affinché non nevichi, altrimenti non posso indossare le mie splendide décolléte a stiletto e i vari stivali, stivaletti e cuissard di camoscio).

Insomma, un casino di lavoro che ti spinge verso l’esaurimento nervoso.

Prepariamo la Pumpkin Pie!

Ma i dolci, quelli li faccio volentieri. O, per dir meglio, li ammiro volentieri, dopo averli fatti, e tutta la cucina sia stata riordinata.

Dicevo, si comincia da Thanksgiving. Quest’anno andrò a pranzo da parenti, per cui mi tocca solo fare il primo (la pasta alla zucca), la cranberry sauce piccante come contorno per il tacchino farcito e i dolci. Naturalmente non mancherà la tradizionalissima Pumpkin Pie di cui nessuno potrebbe mai fare a meno (sarebbe come Natale senza gli struffoli per i napoletani), una grande crostata rettangolare di pecans e l’americanissima Apple Pie.

Teniamoci forte, allora, pronti a tuffarci nel turbine delle feste.

Cliccate sui link per alcune delle mie ricette di questa grande all-American festa.

Happy Thanksgiving!

 

Another Pumpkin Cake (’tis the Season!)

pumpking-and-cream-cheese-gingerbread

I can’t help it.  I try new recipes, become super-enthusiastic, and must immediately share.

This Pumpkin Gingerbread with Cream Cheese Filling is quite delicious.  A gamut of spices give it an intensely deep flavor, and it’s as dark as a late Fall evening, when the sun just disappears even though, darn it, it’s not even dinner time.

Sure the days are still sunny enough, and even mild, so go ahead and wear img_4577your favorite light trench and colorful tights.  Just know that the night is close by, and that down coat you’ve been ignoring for months is now ready to make its entrance in your wardrobe.  No way out of winter, my friends (unless you move to Florida, but not happening with me, that’s for sure).

So, make a cozy fire in your fireplace, slip on some soft thick socks, and reach for a large mug of coffee (or ginger tea, hot cocoa, spiced hot cider).  Go ahead, eat your cake.  Relax and live a preview of the holidays.

Try this recipe now!

Tutti pazzi per Thanksgiving

22 novembre 2015

In America le feste cominciano adesso. La grande celebrazione di Mara with magazines, red trenchThanksgiving è il punto di partenza della stagione.   Si corre, si compra (grandi saldi, i migliori dell’anno, e oh quei cuissardes di camoscio grigio da favola!), si preparano manicaretti e dolci tradizionali.

Ci stressiamo, ci esauriamo, ci viene da piangere e da urlare e di mandare tutto al diavolo.

Ma siamo felici.

Scoppiamo di gratitudine per tutto – la vita, l’amore, figli, il cibo (sempre il cibo), la gloria di questo grande paese che, nonostante tutto, è ancora l’unico posto dove desideriamo trascorrere tutti i nostri giorni.

Che altalena, ‘sta vita; che cadute, che mazzate. Sentirsi soli, in preda a paure anche illogiche, voglia di lasciarsi portar via dal vento di un futuro che non capisci.IMG_2403

Rimorsi, rimpianti, furia velatamente nascosta sotto quel sorriso stanco che ti dipingi in faccia tutte le mattine.

Gli anni procedono senza pietà, ti caricano altre colpe sulle spalle, e tu devi raddrizzarti e riprendere il percorso. Perché non ci arrendiano, noi, siamo forti e determinati. A un certo punto, il bello poi ritorna. È sempre così, anche quando il buio è talmente fitto che non immaginiamo più niente.

Che meraviglia è stata la mia vita! Quante gioie, quanti momenti di assoluta felicità mi ha donato, brevissimi, ma talmente potenti che se penso a certi volti, certi occhi, certi profumi, certe canzoni, un brivido mi scorre elettrico nel sangue e mi scombussola il cervello. Perdo l’equilibrio e ci ricasco, dentro a quei ricordi, nonostante non lo desideri, accidenti.

Ma non cambierei niente.

Quei ragazzi, giovani, teneri e crudeli, erano miei, innocenti e sentimentali, dolce tortura dei sogni senza fine. Miei, da ragazzi; ora uomini di altre. Ma va bene così. Come dice una nuova canzone country infinitamente toccante (e infinitamente pragmatica), “io e lei abbiamo avuto ciascuna qualcosa che l’altra non avrà mai”. A lei il futuro, a me il delizioso passato che non invecThanksgiving front doorchia.   La parte migliore, sul serio, perchè si sa bene ciò che succede quando un rapporto che schiocca di scintille imbocca il viale della routine, della noia terrificante, dei sospiri espressi solo la notte con la faccia nel cuscino.

Viva il passato, la sofferenza, le lacrime trattenute perché così si fa, le maschere lievissime ma scintillanti che indossiamo! Loro creano i poeti e gli artisti, le parole sublimi, le note divine, la manna che ci nutre quando ci chiniamo afflitti.

Vi ringrazio, vecchi amori, vecchi amici, care strade dell’infanzia, vi sono riconoscente ogpicturegi come allora.

Il vostro tocco perpetuo mi accende l’anima, mi apre il flusso creativo, mi dà il coraggio di prendere il volo.

Grata, questo Thanksgiving, serena.

Appendo una ghirlanda colorata dalle tinte autunnali sulla porta di casa, e l’aroma cremoso della Pumpkin Pie mi scalda dentro.

 

Indeed I’m grateful: A Thanksgiving Blog with an Edge

Thankful I am, this Thanksgiving, for way too many things that I can list.picture

Also for the pain.  And the stress, and the anger and the disappointment.  Because they all made me who I am today.  Strong, resolute, pragmatic, confident, fierce.  Like don’t-mess-with-me fierce.

I know what I want, I’m learning how to get it.  And I will.  Hesitant no more, intensely focused, I’m moving on, up, away, following the road that I dare.

Grateful I am for the people who bless my life with their beloved presence, my angels, my heart, the essence of my existence.  Graziefor simply being, you beautiful people.

And I’m grateful for the ones who moved away from my life (finally), the false friends, the pretend besties who were drawing a circle of deception around little innocent, trustful me.  But, as inevitably it’s bound to happen, their true colors emerged, nastily neon bright, and they scorched me just a bit, barely enough to toughen my skin and my will power.  But they were bid adieu (not kindly) and swiftly booted from the premises of my soul.  Good-bye forever, false friends, wishing you…well, exactly what you dished out.

I make a loyal friend but a ferocious foe.  So choose your side thoughtfully, dear people.

I cook, also, on Thanksgiving, naturally.  Not held at my house this year, but I
contribute my dishes, true and tried recipes, developed through the years of my American traditions.

Like this Cranbepicturerry Salsa.  No, I didn’t make it up, it showed up in a magazine years ago, and it sounded seriously intriguing.  Pineapple, onion, jalapeños? Sure, I tweaked it a bit, can’t help it.  Worth a try.

Tangy sweet and tart, spicy hot, but not enough to burn out your taste buds, exotic and refreshing, this delectable Cranberry Sauce will sweep all others out of the way. Do try it!  Happy Thanksgiving, dear readers, and for you I’m also infinitely grateful.

Tanto, tanto grata

23 novembre 2014

Eccoci di nuovo a novembre.  Un mese normale in Italia, ma in America solo una parola lo descrive: Thanksgiving.  La grande festaall-American, il giorno del ringraziamento, gli indiani gentili, i pellegrini, la pictureMayflower, la crostata di zucca, il pan di mais e il tacchino farcito.

E grata lo sono.  Per il mio fantastico paese di adozione, gli Stati Uniti, che mi ha accolta con calore, affetto e un milione di opportunità.

E per l’Italia del mio cuore, che mi ha dato vita, i ricordi più meravigliosamente strazianti e questa maledetta anima romantica che mi ha sempre fatto più male che bene.

E sono grata per i momenti tristi.  Mi hanno resa forte e risoluta, indipendente, stoica e infinitamente pragmatica.

Come le persone che sono uscite dalla mia vita (e a cui credevo di tenere).

Che non sapevo fossero nocive al mio equilibrio mentale.  Ma l’ho scoperto dopo,  (tardi, come sempre), quando hanno mostrato le penne e mi sono resa conto di che stoffa banale erano fatti.  Ovviamente tipi egocentrici e timorosi, dai sentimenti vaghi, poco concreti, disposti solo a tenersi ben stretta la noia sicura della loro vita quotidiana, rinunciando così anche a un minimo di pura felicità.  Individui deboli, conformisti, rassegnati a vivere in grigio.

Ma, grazie a Dio, sono finalmente scesi dal mio treno, a vagare la solitudine picturetriste e insignificante dell’esistenza che hanno scelto semplicemente per comodità.  Tipi poco passionali, che si sono auto-privati delle gioie che offre la vita a coloro che osano.  Questi tipi non osano.  Impacciati, noiosi, preferiscono trafficare tra le carte o osservare gli extreme sport (che non si azzarderebbero mai a provare), che cogliere l’attimo ed immergersi nel momento.  Che poi non ritorna.  Rari i momenti di pura gioia, signori, effimeri, il soffio di un angelo che svanisce nel passato lasciandovi  soli e sterili.  Avete perso tutto.  What a shame.

Continuate il vostro percorso, dunque, anime perdute, nella densa nebbia fredda di Milano o su per Bellavista, strade solitarie, vuote, senza uscita.  Le avete scelte voi.

Ma mi avete liberata dal peso di rapporti scomodi.  Sono leggera adesso, free, molto più saggia, avida di provare ciò che la vita continua ad offrirmi.  Che splendore il futuro, quanto da assaggiare, toccare, sentire, respirare, vivere.

Dunque, ringrazio di cuore, questo Thanksgiving, la vita che ha spezzato i legami stressanti, ingombranti, privi di un futuro.

(E anche per regalarmi la felicità materiale di tutti questi mega-negozi di calzature che continuano a fiorire negli shopping centers della mia città.  Avrei bisogno di un armadio tipo stadio, alla Carrie Bradshaw. ;-).

Evviva, allora, la Cranberry Sauce (appena preparata), la Pumpkin Pie e quel bel tacchino arrosto dorato, nonché le nuove decollété firmate di pelle rossa che saranno perfette per la mia festa di Thanksgiving.

Thus all is well.

Ecco la gran festa!

24 novembre 2011

Infatti siamo qui di nuovo a pensare a tacchini ripieni, crostate cremose e lunghe tavolate festive. Beh, la tavolata, io no.  La mia famiglia consiste di poche persone, e tutti i miei cari originali si trovano sempre in Italia.  Siamo in pochi noi, ma la tavola sarà ben imbandita con i piatti tradizionali americani (e no) che tutti si aspettano e non vedono l’ora di assaggiare. Comunque, amici italiani, v’invito a festeggiare anche voi questa bellissima giornata di ringraziamento, con l’offerta delle mie ricette per il tacchino farcito e la crostata di zucca, che ho tradotto in italiano apposta per voi. Via, provateci, non sono difficili, ci vuole solo un po’ di tempo e, naturalmente, grande amore per la cucina.  Ma questo ce l’abbiamo tutti (o quasi), no?  Happy Thanksgiving to all of you!