When the Streets Shout the Past

Sometimes it hits me when it’s absolutely not on my mind.

But a motorcycle buzzing by, the smell of hot cement, the impatient sound of a car horn assault my senses, shatter my long-accepted resignation, fire up my tamed emotions.

Give me the city, damn it.  I want to be drowned by the noise, the voices, the pounding of traffic, the intoxicating scent of exhaust.

Settled in the quiet tediousness of the suburbs, my Mediterranean blood flows fiery in my veins, demanding life.  The way it ought to be, pulsating, instigating, invigorating, the hell with the price.

There is a price for everything, my friends.  But the good pay the highest rate.  Incentives to being responsible: Few.  Think before you commit.

Keep your lavender bushes in the front lawn, let me have the allure of lively shops, busy people dreaming by the glittery displays, the sidewalks alive with impromptu music scenes, walking into a  cloud of cigarette smoke, inebriated by that glorious aroma, along the road, or in a small club, or backstage in the parochial theater.  Gliding to the sound of traffic, catching the fleeting glances of strangers, enticingly frightening, carrying a mystery you might not be able to resist.  Please don’t.

Give me the past, too, please.  The way I see it now, of course.

The past shouldn’t have the taste of regret.  It should taste of hope.

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Non vale la pena

18 settembre 2016

Forse non vale la pena.

Il rancore.

Dico forse perché ancora non ne sono convintissima. L’orgoglio, si sa, img_4242l’orgoglio ti incastra e ti indurisce. Soprattutto se sei dal lato ragionevole e gli altri sono mentalmente incasinati.

Puoi perdonare, mi chiedo (e con gran sincerità), l’aggressione insensata, le false accuse, gli attacchi verbali offensivi, gli insulti velenosi?

Pondero. Cerco di respirarare e mantenere la calma. Cerco di controllare la furia, e sì, anche l’odio (comprensibile) che mi brucia dentro.

Non voglio odiare.

Sono dolce io. O almeno so esserlo. Amo, aiuto, conforto.

Se non mi rompete.  In qual caso, la mia indole mediterranea, focosa e passionale, mi fa avvampare e potrei anche distruggervi.   Voi che mi accusate ingiustamente.

E anche voi che mi annoiate a morte. Sì (capite vero?), voi pedanti e calmi, esseri monotoni mi fate infuriare…di noia.   Svegliatevi, via, signori tediosi, accendetevi un pochino, non vedete che mi sto assopendo?

Due estremi, infatti.   Gli aggressori gelosi e frustrati, e i pesanti pseudo-intellettuali (naturalmente frustratissimi anche loro).

Ma ci provo, io.

Davanti agli orrori che ci colpiscono tutti nel maledetto/meraviglioso viaggio della vita, l’odio, la rabbia, il risentimento dovrebbero dileguarsi.

La gente se ne va, a volte all’improvviso.  L’incapacità di perdonare ti pesa addosso come una lastra di ferro.  Accettate la mia pace, offritemi la vostra.

Tendo la mano, io (certo, ancora un tantino dubbiosa), vorrei sfiorare la vostra.

Vorrei perdonare.

Compio il primo (esitante) passo. Sono un equilibrista. Non ho voglia di soffrire. Non lo merito, cavolo.

Dovete venirmi incontro.  Eccovi il rametto d’ulivo.

Peace.