Chissà se mi sente…

9 gennaio 2018

Succede all’improvviso.

Un quadro che mia madre amava, I Girasoli di Claude Monet

Così, mentre mi sto occupando di qualcosa di ordinario, o guardo distrattamente la TV.

Mi viene in mente mia madre. E quel velo di tristezza impetuosa, spesso trapunta da attimi di panico, mi avvolge nel gelo.

Iva Zanicchi. Si presenta in un varietà divertente. Anziana adesso, scende le scale con esitazione, avvolta in panni svolazzanti.

E canta Zingara.   Quella voce calda e potente, l’energia sorprendente, mi agguantano e mi trasportano nel passato lontano che poi non lo è, il ricordo vago, tremulo.

Mi madre che l’ascoltava con grande attenzione, le piaceva tanto la Zanicchi e soprattutto quel capolavoro emozionante di canzone, Zingara.

Era delle sue parti, la grande Zanicchi, emiliana verace.

Sognatrice, romantica di nascosto, spesso solare, la mia bellissima e pratica mamma cercava di tenersi a galla nel vortice delle emozioni che la travolgevano, ma che doveva sempre contenere. Quanti sogni aveva anche lei, immagino.   Ma chi lo capiva (o se ne importava pure) allora. Tutto girava intorno a me, no?

Una donna coscienziosa e misurata, certamente anche lei delusa e stanca, come ogni donna. Dedicata alla famiglia e al suo lavoro di docente, si era rassegnata alla vita che tutti si aspettavano, che lo volesse o no.

Invece immaginava la zingara, e quanto desiderava offrirle la mano un po’ tremante nella speranza proibita di un futuro forse più magico, uno che sfiorasse ciò che desiderava quando era giovane e anche lei innamorata dell’amore (che ti tradisce sempre, ma mica lo capisci da ragazzina).

Mi manca.  Più che mai.  Presa come sono dal ciclone della mia vita, rifletto poco sul passato e su ciò che ho abbandonato tanti, tantissimi anni fa. O meglio, lo evito, ecco, più precisamente lo ignoro, anche per tenere a bada sentimenti troppo grandi per me, che potrebbero sconvolgermi.

Ascolto la Zanicchi e guardo il ritratto di mia madre che ho sulla mensola del caminetto. Mi sorride, ma so che è triste.  Spero che mi veda da lassù, che mi ascolti, che mi comprenda, e,  soprattutto, che mi perdoni per aver creato questa  insostenibile distanza tra di noi.

Vorrei toccarle quel viso sempre liscio, i capelli biondi e sottili, stringermela al cuore con tenerezza come non ho mai fatto, e sapere che mi sente. Il peso è doloroso, e lo scaccio di continuo, distraendomi in ogni modo possibile. Mi spengo i sentimenti, m’irrigidisco, mi arrabbio pure con me stessa per non riuscire a perdonarmi, anche a distanza di decenni.

Tanto da raccontarle, da mostrarle. Adesso le telefono, mi illudo ogni tanto.

Ma non mi risponderà.

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Another year, Another Chance

 

Rockefeller Center, NYC. The famous Tree.

To try not to screw up.

The most famous Christmas Tree in the world. NYC.

Yeah, good luck with that to all of us.  But God bless our good intentions.

New York is enchanting during the Christmas holiday period.

Grateful, thrilled to live in this wonderful place. Yes, I hate the snow, but I love the lights.  I hate the cold, but I love America.

Happy New Year, wonderful people!

Cerchiamo di non rovinare un altro anno, okay? Lo so, molto difficile, ma ci proviamo, Dio lo sa che ci proviamo…

Un po’ di neve. Romantica? Non direi. Abbastanza per rompere.

Odio il freddo e la neve, ma adoro New York.  Mi manca l’Italia, ma amo l’America.

Mi mancate voi, miei cari (sapete chi siete).

Certo che si deve spalare. Molto pratica io.

Buon anno a tutti voi, che vi regali amore, passione,  gioia,  salute e tutto quello che conta davvero.

She and the River

(Character Study)

The river is so immense that she thinks it’s the sea.

And she almost forgets where she is.

A different continent, a different life. Even a different century. Strangely surreal.

She reaches over, her hand trembling faintly. The water is cold under the late fall’s still brilliant sun.

But it’s so real.   She couldn’t be closer to her river.   And he listens.

She unburdens her sadness, and he accepts is. But doesn’t respond. Or maybe he does. The waves gently lapping at the gritty sand, only a few inches from her feet. I’m here, he says, lay your grief on the water and I will absorb it.   But I cannot rebuild you.

Can loneliness last a lifetime? Must she endure forever?   Is she deserving at all of a ray of sunshine that doesn’t last one day?

Does her existence matter?   Even in the scheme of things?

A speck in the fabric of the ever-turning world.

Dutiful, always. An eternity of sacrifice. Be quiet, she orders. To herself.  Her voice is too faint to matter to anyone else.

There is a point when woman (a mother) becomes part of the landscape. She forfeits feelings, desires, dreams, passions. Total subjugation to duties, others, ‘what’s right’, what matters.   Expected to accept it peacefully.

Bear it, she tells herself.   Let the universe run its course, hang on to karma, to a vague promise of heaven.

The river seems calm.   He is her friend.

Lei e il fiume

25 novembre 2017

(Studio analitico del personaggio)

Il fiume è così immenso che sembra il mare.

Lei quasi si dimentica dov’è.

Un altro continente, una vita diversa, addirittura un altro secolo. Davvero surreale.

Lei tocca l’acqua, con mano tremante.   Freddissima, anche sotto il sole brillante di fine autunno.

Questa è la realtà.   Ma sa che il fiume l’ascolta.

Abbandona i suoi travagli, lei, sulle onde leggermente spumeggianti. Lui le accetta, le assorbe. Ma non le dà consiglio. O forse sì.

Deve chiudere gli occhi, lei, per sentire, deve donarsi, pura e vulnerabile, alle forze dell’universo, sforzarsi a rimanere coerente. Anche quando della coerenza non sa che farsene. Infinito il dolore della coerenza.

Perditi, si dice.   L’acqua è fredda ma potrà anestetizzarti.

Dimenticare tutto, ecco.

Una vita al servizio di chi e cosa ha più importanza di lei.

Sola tra la folla esigente.

Sopporta, si dice.  Sorridi e sopporta.  Tu non vali quanto loro.

Una vita dedicata al dovere. Offerta con amore e sacrificio che poi non era tale.

La donna (la madre) ha il dono della sparizione. Così, a un certo punto, all’improvviso ma non proprio, lei scompare, cessa di esistere.   Rinuncia ai sentimenti, ai desideri, alle passioni, diventa acqua il cui solo compito è dissetare gli altri.

La lacerano, la calpestano, esigono. Tutto in nome del dovere.

E lei si dà, come ha sempre fatto, rinuncia a sè stessa perché lei non vale. Quanto loro.

Le acque antiche del grande fiume scorrono. Lei segue il loro corso. Le desidera.

Pace liquida. Dolce abbandono.

Il fiume è un amico.

Because Nobody is Listening

This is the world we live in.

A world where only some are heard. The ones who scream the loudest, the evil ones, and, ironically, also the self-righteous.

They, who proclaim their unbound holy faith, who recite their part of servants of God, prostrate themselves in church, tote a Bible studded with notes and bookmarks, reach out condescendingly to those who struggle at the edge of society.

But ignore (and berate) those who are closest to them. By right or by misfortune.

Those who trusted them because innocent and naïve perhaps (or, simply, too young and tender to understand), who unquestioningly placed their budding lives in their hands.

The invisible ones remain invisible. And always will be.

They can cry behind closed doors, then smile, joke, laugh in company, because this is what society wants.

Suffering is not cool.

It’s their word against the others’. And the others win, because life is unfair, uneven, meant to crush us (or, some of us).

The invisible ones can be beautiful. (Painfully) outgoing, (sadly) funny.

But long, sleepless nights are their routine. And human beings are resilient, are they not? We can get used to cohabiting with pain just fine.

Nobody knows. Christ, nobody knows.

Life is indeed a valley of tears.

Go on, lucky ones, proceed with your stable lives, be amazed, be amused, be touched by the loud phony ones, play their game.

Karma, some say.   Karma will vindicate you.  Will it make a difference though?

Will one’s suffering be worth it?

The wheel keeps turning.   On and on and on.

Survival of the phoniest?

To be continued, I suppose.

Thanksgiving e tutto il resto

12 novembre 2017

Crostata di zucca (Pumpkin Pie)

Dunque, in America, la festa di Thanksgiving  segna l’inizio non ufficiale delle feste natalize.

Da lì è una corsa a precipizio verso il giorno di Natale.

Dai preparativi culinari – centinaia di biscotti da regalare ad amici, parenti e vicini – allo shopping esorbitante che poi fa finire tanti anche in debito pauroso con le credit cards (ok, un mea culpa ci vuole, devo ammettere che ci sono cascata anch’io qualche volta), allo stress quasi insostenibile di aver tutto pronto in tempo, pur continuando a lavorare full-time e ad occuparsi delle solite faccende quotidiane.

Crostata di mele (Apple Pie)

Infatti io non sono una grande fan delle feste, perché, al contrario di altri membri della famiglia, tutto ciò tocca a me. Alle madri, insomma, come al solito.

Poi mettere su l’albero, un’altra gran seccatura, che sta poi lì a ingombrarmi il living room per circa un mese e mezzo (sì, il nostro alberello va su nel weekend di Thanksgiving, e lo stesso per un piccolo presepio), i biglietti di auguri da scrivere e impostare (anche a persone di cui non ci importa un fico, ma si deve essere educati), la forzata allegria e quell’accidente di tempo di solito poco bello (nel mio caso, anche le novene affinché non nevichi, altrimenti non posso indossare le mie splendide décolléte a stiletto e i vari stivali, stivaletti e cuissard di camoscio).

Insomma, un casino di lavoro che ti spinge verso l’esaurimento nervoso.

Prepariamo la Pumpkin Pie!

Ma i dolci, quelli li faccio volentieri. O, per dir meglio, li ammiro volentieri, dopo averli fatti, e tutta la cucina sia stata riordinata.

Dicevo, si comincia da Thanksgiving. Quest’anno andrò a pranzo da parenti, per cui mi tocca solo fare il primo (la pasta alla zucca), la cranberry sauce piccante come contorno per il tacchino farcito e i dolci. Naturalmente non mancherà la tradizionalissima Pumpkin Pie di cui nessuno potrebbe mai fare a meno (sarebbe come Natale senza gli struffoli per i napoletani), una grande crostata rettangolare di pecans e l’americanissima Apple Pie.

Teniamoci forte, allora, pronti a tuffarci nel turbine delle feste.

Cliccate sui link per alcune delle mie ricette di questa grande all-American festa.

Happy Thanksgiving!

 

A Love Story with a Twist

When a love story is truly that.

But so much more.

The gray areas that one refuses to acknowledge because they are too real. The ones where most of us dwell, cry, exult, bear, rejoice. And hide, mostly hide.

My beloved novel The Summer of the Spanish Writer is indeed an exhilarating love story, or, rather, two. Significantly different from each other, like the two women who live them.

When one is very young, love is solely eternal butterflies, a never-ending thrill that deletes any desire to sleep or do anything at all, because nothing is above that feeling of unadulterated joy. Till it ends with the thunderous crash no one expects though we all do.

Then one grows. And, often, love becomes the all-concealing cover for its dark side.

Enter Cassandra, one of the two main characters of my novel.

Her apparently calm, ordinary world hides a darkness more powerful that a stormy winter night, and as painful as love gone bad.

What will a mother do to protect her child? She will construct a fictitious story of normality, of routine, enhanced by smiles that almost look genuine. The grief expressed (quietly!) when alone, when sleep eludes her, is to remain forever silent though it’s screaming. Living her lonely days in the shadow of a man whose well-rehearsed charm seems to deceive all around them, Cassandra performs the duties expected of her as wife and mother and nothing else. The invisible woman, who surrendered her dreams to the harsh reality that engulfed her, and does her best to perform them to keep the peace.

Read her story, dear friends, shiver, get angry, but dream also. Always dream, because sometimes that unreachable light is all one has to hang on to.

Every human being needs an incentive to get up in the morning, to labor through the day, to absorb the blows. A reason, people, we all need a reason for existing.

Some succumb to the loss of it.

A tale of love, a tale of hatred, a tale of a friendship, a tale of passion and of grief.

Also known as the life of a woman.

Click on link below and lose yourself in this extraordinary adventure.

Sweet Deceit

Dark as sin, tender, moist, intensely chocolate, this cake will seduce your taste buds.

Beautiful in its simple Bundt elegance, a silky crumb, cuts like butter. But there is no butter in this cake, my friends.

A mysterious, unusual, ingredient infiltrates the traditional ones, blends seamlessly into the smooth batter, sheds its brilliant arrogant hue and enhances the gustatory pleasure.

Appearances can be deceiving, as you know, even a glorious chocolate cake can NOT be what you think.

Deception is woven into the simple innocence of our daily lives, and, so often, we trip on the lies and get hurt.

Those who smile, sympathize and promise, then stick a sharp knife deep into your soul when you turn, filled with belief and hope.

The false friends disguised as true ones, eyes lowered in humility, fingering their rosary beads in the light of the Lord. Flaky friends, only amused by the novelty of all things and people, seeking constant entertainment, forgetful of promises and responsibilities.

Those who parade their enviable lives, lavishing compliments on all, but in reality chained into a stale status quo that has shriveled their personalities, annihilated their dreams, reduced them to mechanically functioning beings.

So many, sadly, who languish in those ‘lives of quiet desperation’, staring wide-eyed at the invisible ceiling in the endless nights, aching with suppressed passions that are never to be expressed.

The secret ingredient deeply concealed inside, never to be released.

But then there are cakes.  Their secrets can only make you smile.

This beauty is delicate but assertive, solid but yielding, hiding its benign, ordinary/not ordinary curious ingredient.

Here is the recipe.   Thus the mystery shall be revealed.   Happy Baking!