Celebrating Christmas in Italian Class

Another fun holiday celebration in our Italian Class, at the North Castle Public Library. As always, everybody contributed delicious homemade food, sweet and savory.

Grazie to all my students for making these classes possible.  You can’t imagine how happy I am to see you all every Tuesday night.

Siete fantastici!  Buon Natale e Buone feste a tutti!

 

 

Advertisements

Lasciarsi andare (per un istante)

12 novembre 2018

Le poche volte che salgo in soffitta la ignoro.  È sempre lì, la valigetta verde, nel suo angolino, seminascosta dai valigioni rossi e lucidi che aspettano pazientemente d’imbarcarsi per l’Italia.  Mentre la valigetta verde l’Italia ce l’ha dentro.  È un vecchio modello vintage anni settanta, leggera, perché le carte non pesano poi tanto.  Anche quelle cariche di storie.

Stavolta la porto giù, l’adagio sulla moquette e, con mano leggermente incerta, tiro la cerniera.

Teneri i diari scolastici Grazia del liceo, con quelle copertine cool (almeno così sembravano allora) e spigliate.  Calligrafia non bella, a volte anche disordinata, soprattutto quando scrivevo quelle dichiarazioni assurde e pesanti da adolescente (irragionevolmente) angosciata –  Sono così infelice! Dio mi odia! L’amore fa schifo!  Spesso scritte in un inglese da principiante, sotto la lista dei compiti.  Poi i diari, quelli veri, quelli su cui disegnavo i cuoricini e i nomi più preziosi del momento.  La passione possente che ancora non capivo, travestita da amore nascente, attenuata dalla naïveté della mia giovane età, che volava sulle ali traditrici di sogni irrealizzabili.  Emozioni acerbe, pure e intense – ti amo, ti odio, mi manchi, ti riprendo, adesso basta, avanti un altro, quello vero, quello grande, quello ‘per sempre’.  Ma ‘per sempre’ non esiste.

Le lettere.  Carta fragile, sottilissima, quasi ho paura di toccarle, che si frantumino in un mucchietto di polvere e si disperdano nell’aria.  Come i sogni.  Nomi che mi afferrano il cuore, altri che non riconosco perché tanto tempo è passato, e forse non erano importanti.  Quelle amicizie estive, sbocciate spontanee il primo giorno al mare (o in montagna), diventate vincoli di acciaio in pochi giorni, poi cuori spezzati quando ci si doveva separare.  Ti scriverò tutti i giorni! giuravamo.  E lo facemmo, missive fitte fitte, spedite in fretta, ricevute con gioia traboccante.  Per qualche mese.  Poi qualcuno non risponde più e finisce lì.

Le foto di classe, in bianco e nero, quei visi così familiari, ma i nomi sfuggenti; poi giro la foto e mi perdo nella dolce tortura dei messaggi e delle dediche, spesso spiritose, commoventi perché sincere nella loro immaturità.

I disegni.  I taccuini a quadretti, tanti racconti infantili, da me creati quando ancora non sapevo che avrei scritto per una vita intera.  Illustrati coi pastelli, fate con i veli svolazzanti, principi azzuri dai capelli biondi, il lieto fine, sempre un lieto fine.  I ritratti di amici, sorella, compagni di classe, attrici.  Ero brava, accidenti.  Ma perché ho poi smesso di disegnare? Già, la vita, quella vera, mi ha incastrato, ha cancellato i desideri e la creatività, regalandomi in cambio una lista di doveri che mi occuperà per l’eternità.

Basta.  Chiudo la valigetta, mi accingo a riportarla lassù, nel suo meritato nascondiglio.

Ma la trascino a stento, è diventata pesantissima, una cassetta di piombo che mi taglia le dita.

Summer Break for Italian Classes

Yes, another wonderful year of Italian classes at the North Castle Public Library has come to summer break.

I’m infinitely grateful for having the joy and honor to teach these wonderful people who have come to class, year after year.

We celebrated with a Food Night, and my students brought so many goodies!  I contributed the lattice-top torta.

Looking forward to starting again on Tuesday, September 4th!

Grazie, mille volte grazie, ai miei studenti!  Siete grandi!  Ci vediamo a settembre! 

C’è posta per voi

21 marzo 2018

Ci sto pensando con grande serietà. 

Ci sono quelli che amano diventare desaparecidos.

O, più probabilmente, se ne infischiano. Di me, di te, insomma di tutto ciò che non abbia a che fare con il loro pomposo ego.

Vorrei vedervi lì, dall’altro lato del monitor, tremolanti e ansiosi, in attesa del mio verdetto.

Bocciati, direi.   Nella pagella della vita.

Voi che avete voltato il capo, preferendo non sapere, non capire. Presi dai vostri mille impicci e casini (auto-creati, naturalmente), tagliate i legami casualmente, come se gli altri non fossero mai esistiti. E non parlo dell’inquilino del terzo piano o del salumiere.

Forse rosi da un’invidia che non vi ha mai dato pace, invidia infondata, ma che vi ha creato tanti film nella testa.

Esseri dalla vita personale catastrofica (ma che continuate a difendere come vostra scelta), state a stento a galla, ma vi ostinate a prendere a pugnalate il prossimo.

I desaparecidos devono finire dalla signora Maria, direi. Forse l’unico modo di scuoterli un po’, sconvolgerli, riportarli alle loro origini di esseri umani (stato da loro tristemente abbandonato).

Forse anche l’unico mezzo per sentirli o vederli,  se solo per curiosità.

Attenti, dunque, cari desaparecidos, che l’invito potrebbe essere in arrivo!

Ma sappiate che conduco io le danze, ossia l’eventuale apertura/chiusura della busta.

Fatevi belli, perché il postino è già in bici e sta per suonare il campanello.

C’è posta, c’è posta!

Chissà se mi sente…

9 gennaio 2018

Succede all’improvviso.

Un quadro che mia madre amava, I Girasoli di Claude Monet

Così, mentre mi sto occupando di qualcosa di ordinario, o guardo distrattamente la TV.

Mi viene in mente mia madre. E quel velo di tristezza impetuosa, spesso trapunta da attimi di panico, mi avvolge nel gelo.

Iva Zanicchi. Si presenta in un varietà divertente. Anziana adesso, scende le scale con esitazione, avvolta in panni svolazzanti.

E canta Zingara.   Quella voce calda e potente, l’energia sorprendente, mi agguantano e mi trasportano nel passato lontano che poi non lo è, il ricordo vago, tremulo.

Mi madre che l’ascoltava con grande attenzione, le piaceva tanto la Zanicchi e soprattutto quel capolavoro emozionante di canzone, Zingara.

Era delle sue parti, la grande Zanicchi, emiliana verace.

Sognatrice, romantica di nascosto, spesso solare, la mia bellissima e pratica mamma cercava di tenersi a galla nel vortice delle emozioni che la travolgevano, ma che doveva sempre contenere. Quanti sogni aveva anche lei, immagino.   Ma chi lo capiva (o se ne importava pure) allora. Tutto girava intorno a me, no?

Una donna coscienziosa e misurata, certamente anche lei delusa e stanca, come ogni donna. Dedicata alla famiglia e al suo lavoro di docente, si era rassegnata alla vita che tutti si aspettavano, che lo volesse o no.

Invece immaginava la zingara, e quanto desiderava offrirle la mano un po’ tremante nella speranza proibita di un futuro forse più magico, uno che sfiorasse ciò che desiderava quando era giovane e anche lei innamorata dell’amore (che ti tradisce sempre, ma mica lo capisci da ragazzina).

Mi manca.  Più che mai.  Presa come sono dal ciclone della mia vita, rifletto poco sul passato e su ciò che ho abbandonato tanti, tantissimi anni fa. O meglio, lo evito, ecco, più precisamente lo ignoro, anche per tenere a bada sentimenti troppo grandi per me, che potrebbero sconvolgermi.

Ascolto la Zanicchi e guardo il ritratto di mia madre che ho sulla mensola del caminetto. Mi sorride, ma so che è triste.  Spero che mi veda da lassù, che mi ascolti, che mi comprenda, e,  soprattutto, che mi perdoni per aver creato questa  insostenibile distanza tra di noi.

Vorrei toccarle quel viso sempre liscio, i capelli biondi e sottili, stringermela al cuore con tenerezza come non ho mai fatto, e sapere che mi sente. Il peso è doloroso, e lo scaccio di continuo, distraendomi in ogni modo possibile. Mi spengo i sentimenti, m’irrigidisco, mi arrabbio pure con me stessa per non riuscire a perdonarmi, anche a distanza di decenni.

Tanto da raccontarle, da mostrarle. Adesso le telefono, mi illudo ogni tanto.

Ma non mi risponderà.

Another year, Another Chance

 

Rockefeller Center, NYC. The famous Tree.

To try not to screw up.

The most famous Christmas Tree in the world. NYC.

Yeah, good luck with that to all of us.  But God bless our good intentions.

New York is enchanting during the Christmas holiday period.

Grateful, thrilled to live in this wonderful place. Yes, I hate the snow, but I love the lights.  I hate the cold, but I love America.

Happy New Year, wonderful people!

Cerchiamo di non rovinare un altro anno, okay? Lo so, molto difficile, ma ci proviamo, Dio lo sa che ci proviamo…

Un po’ di neve. Romantica? Non direi. Abbastanza per rompere.

Odio il freddo e la neve, ma adoro New York.  Mi manca l’Italia, ma amo l’America.

Mi mancate voi, miei cari (sapete chi siete).

Certo che si deve spalare. Molto pratica io.

Buon anno a tutti voi, che vi regali amore, passione,  gioia,  salute e tutto quello che conta davvero.