Noi che ballavamo i lenti…

8 maggio 2017

…abbiamo intensamente vissuto l’ebbrezza e le vertigini dell’amore.

Noi che avevamo il muretto, il tennis club (o dietro le quinte del teatro parrocchiale), invece dei social, e potevamo sfiorare amici e innamorati, sorridere alla luce dei loro occhi che c’incendiava l’anima.

Le feste in casa, le luci attenuate, la musica che ci accarezzava, ma sempre attenti alla porta per qualche genitore sospettoso.

I lenti, amici, i lenti. Che non esistono più.

Vogliono sfrenarsi col rap e l’hip hop, ‘sti ragazzi, imitando scimmie e robot, concentrati su passi e saltelli, distanti l’un dall’altra, chiasso stonato, sessualità cruda e sfacciata, ma vuota, insipida.

Certo che avevamo i nostri balli veloci e divertenti, noi, ma si alternavano a quelli per cui si andava alle feste o ai circoletti.

Non vedevamo l’ora, noi ragazze innamorate (anche se solo dell’amore), che il disc-jockey du jour mettesse su una ballata dolce, strascicata, innocentemente passionale, e i ragazzi ci guardavano in un modo diverso, timido ma intenso, e sentivamo il calore tenero delle loro mani un po’ tremanti sulla vita. Le scintille si confondevano con le parole e con le voci intime di artisti che neanche immaginavano quante storie stavano creando.

Uno spazio piccolo e affollato, ma noi due eravamo gli unici. Il nostro universo era solo la musica, la penombra artificiale e la pelle che sussultava tra gioia e abbandono. E non capivamo neanche che stava succedendo, tanto ingenui eravamo.

Sbocciavano così, quasi per caso, le storie, i sogni, le speranze del forever che sembrava tanto possibile, allora, ma che, naturalmente, forever non era.   Perché così è la vita.

I lenti.

Quando le canzoni finivano troppo presto, e noi non volevamo lasciarlo andare. Le frasi sussurrate all’orecchio, annuivi anche se non sentivi, ma contava solo il suo fiato sulla fronte e i corpi sciolti e fluidi sulla pista, passi semplici, quasi inesistenti.

Quel benedetto batticuore.

Come si balla un lento, ti chiedono, dove lo impari?

Si sente, il lento, ti trasportano la musica, il desiderio riservato e la forma più pura della felicità.

Bello questo brano di Concato. Calmo, delicato.

E non capisci perché piangi.

Balliamo un lento?

Quando non ti lasciano il caffè

30 aprile 2017

Non ti vogliono.

Non sei gradita. Sei un peso.

Insomma, ci ho messo un tantino (tantone, tipo anni) a rendermene conto, ma almeno infine si è accesa la lampadina. Meglio tardi che mai, come dicono.

Cascata dal cielo, of course.

Insomma, forse sono (anzi, siamo, perché in fondo è un sentimento universale il mio) troppo ingenua e fiduciosa, nonostante la mia non tenera età, ma, ecco, ho sempre creduto che se sei ospite a casa di qualcuno, beh, gradiscono la tua presenza.

Io gradisco, e tanto,  il piacere di avere ospiti, mi faccio in quattro e anche i vari multipli, per farli sentire a loro agio.   Sarete felici qui da me, miei cari.

Vi voglio

Ma mi sbagliavo, I guess, quando immaginavo che tutti condividessero il mio entusiasmo.

Trovare la moka fredda e appena macchiata da qualche goccia di caffè, al risveglio, doveva essere un indizio super-chiaro, ma no, io lì, a non farci caso. C’erano poi tanti bar fantastici in zona, dove potevo gustare anche un cornetto bello caldo col mio caffè mattutino…

Ma eccomi qui, a guardare in faccia la mia tarda rivelazione, e a sentirmi stupita (e anche stupida).

Non capivo. Avrei tolto il disturbo molto prima. Non sarei più tornata. Scusatemi.

C’è una canzone country, “Crash My Party” di Luke Bryan che mi scalda l’anima.   Dice pressappoco ‘ste cose, “Vieni quando vuoi, non c’e bisogno di avvisarmi, arriva e basta. Sure, crash my party. Ne sarò felice’, eccetera eccetera.

Mi piacerebbe to crash a party, così, anche all’improvviso, e trovare ad accogliermi un viso sinceramente sorridente.

Ma la realtà non funziona così. Che tristezza.

Easter: Reborn in Hope

Be merry, be bright, be hopeful!

A day of sun, blue skies, gently-flowing rivers and church bells.

Easter once again, bursting with all that is to come, all glorious and tingly and promising.

We rise again to seize the day.

Happy Easter to all!

Buona Pasqua, amici presenti e passati, a voi tutti un augurio di pace e serenità, di un futuro azzurro come il cielo di primavera,  scintillante e privo di nuvole.

Sono ancora qui, sempre innamorata della vita, nonostante tutti gli schiaffi che mi hanno colto di sorpresa.  Da chi non avrei mai immaginato.

Ma sono forte, io, scrivo, insegno, e mi perdo nella gloria della cucina.  Viva i dolci!

 

Quando il fiume si arrabbia

3 marzo 2017

Freddo oggi.  Un vento da paura.  Lo sento quasi spostare la macchina, mentre mi avvio verso la stazione ferroviaria.

Marzo a New York. Un mese strano, imprevedibile. A volte c’è quasi tempo da spiaggia; poi, il giorno dopo, arriva una leggera nevicata.

Ci si abitua.

Oggi il fiume Hudson urla.  È furioso. Le onde schiumose sbattono contro gli scogli del molo, l’acqua è azzurra perché lo è il cielo. Il sole splende, tanto che devi coprirti gli occhi con la mano quando guidi, l’aletta parasole non basta. Ma fa lo stesso un freddo cane.

Riflette forse la tempesta che ti si accanisce dentro.

Gli anni passano, invecchiamo, più o meno bene, diventiamo dei grandi saggi, ma dovrebbe servirci a qualcosa, ‘sta saggezza.

La vita è adesso, come dice il nostro amico del tempo che fu.

Toglietetevi le maschere, tristi pagliacci, guardatevi nello specchio della verità, e aprite il cuore.   A quelli che contano.

La famiglia originale è forse la più importante.

Come l’amicizia antica e vera.

Tutto il resto non vale un cavolo.

Come è arrabbiato il mio fiume, accidenti.

Quando il fiume ti accarezza

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La splendida semplicità  del mio fiume di mattina presto.

Tranquillo e intensamente azzurro, scintillante sotto il sole sorridente di New York, l’Hudson mi emoziona ogni volta che lo guardo.

L’aria è delicatamente fresca e i gabbiani volteggiano vivaci,  richiamano la spensieratezza dell’estate, anche se i prati sono ancora coperti dalla neve che si scioglie lentamente.

È amore questo?  Direi proprio di sì.  L’amore che ti calma, ti sostiene e non ti ferisce.

Grazie, grande America per avermi accolto a braccia aperte, tanti, tanti anni fa.

Yes, life is beautiful.

Arriva l’anno nuovo. E allora?

1 gennaio 2017

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Times Square, NYC. La palla di Capodanno e’ lassu’ in attesa.

Ma che cavolo c’è da riflettere?   È passato un altro anno, la vita continua, non cambia mai niente. È solo un calendario, mesi, settimane, giornate piene di roba normale e routine.

Adesso ricomincio daccapo.   Smetto di fare tanto shopping.   Mi dedicherò a cause importanti.   Lo lascio.  Cercherò un lavoro migliore.  Eccetera eccetera. Tutta roba che la gente dice e poi finisce col fare le solite stupidaggini over and over again.

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Rockefeller Center, NYC. L’albero di Natale piu’ famoso del mondo.

Si dovrebbe smettere di porre tanta importanza su una data qualunque, di un mese schifoso come gennaio, quando tutti ci sentiamo più o meno depressi perché le feste natalizie sono finite.

Certo, andate pure a cancellare amicizie ridicole su Facebook, tanto non conoscete neanche la metà delle persone le cui cavolate leggete e di cui non ve ne fregate proprio.

Io vorrei riconettermi. Con alcune persone (poche) che, well, ho mandato a quel paese qualche tempo fa.

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La Cassata napoletana.

Forse (forse) ho commesso un errore.   Forse ho reagito in maniera sproporzionata a qualche frase che non mi garbava.  Ma insomma, sono una donna, no?  Ho il sacrosanto diritto di drammatizzare le situazioni.  Sono anche una donna ‘leone’, per cui incendiata dalle fiamme feroci
della passione e della rabbia.  E anche della vendetta.

Questa la mia unica scusa.

Voi sapete chi siete, care persone abbandonate. Lascio a voi la decisione.

(Un momento “E tu come stai?”)

Sono maledettamente orgogliosa e queste mie parole umilissime sono il massimo che posso offrirvi.

Poi ci sono quelli che vorrei salutare caldamente e augurargli una vita fantastica.  Per poi non sentirli mai più.  Ma non posso.  Perché…non posso, ecco.  Troppi legami complicati, tristi e anche un po’ malati.  Ma stiamo zitti, grin and bear, tanto da questi non c’è via d’uscita.  Uscita che non voglio, diavolo, davvero.  Ma sono talmente stressanti ed egocentrici, questi individui, che mi lacerano l’anima e la pazienza.

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Gli struffoli.

Allora, adesso taccio e aspetto.   Fatevi vivi, se vi interessa.   Oppure sparite per sempre, e sarete solo vecchi e logori ricordi che forse non valevano poi tanto.

Per quanto riguarda gli altri, siate grati del mio autocontrollo e immenso senso del dovere.

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Biscottini americani assortiti e i mostaccioli napoletani.

Ma a tutti, rompiscatole e no, auguro un anno traboccante di meraviglie – amore, passione, salute di ferro, una vita tranquilla e copiosa.

E guardate ‘ste foto dei miei dolci natalizi. Belli, accidenti, e squisiti.   Almeno qualcosa la faccio bene, no?

Happy New Year to all!

 

 

Fa la la la la

15288599_1296542640405755_2156661289359292690_oNatale è una festa.   Gioia, pace, speranza e attesa.

Per gli uomini e per i bambini.

Per le donne – sarebbe le madri – è tutta un’altra cosa. Certo, la gioia e la speranza e anche l’attesa ci sono, ma siamo oppresse dal peso inesorabile dei ‘doveri’.

Addobbi, regali, spesa, preparazioni, stress. Tutto a carico nostro.

Gli uomini vanno tranquilli a lavoro la mattina, poi tornano a casa e si mettono comodi, a guardare qualche film su DVD o Netflix, forse canticchiando Jingle Bells, tanto per loro le feste sone tutte Jingle Bells. Che bello il Natale, la musica, le luci!

Idem per i ragazzi, che non vedono l’ora di fuggire dalla scuola, in attesa dei doni che sicuramente riceveranno.

Noi donne (madri) a sudarci le feste, sperando che tutto sia impeccabilmente compiuto prima dell’eventuale infarto.  Certo che andiamo a lavoro, certo che torniamo a casa rassegnate, certissimo che ci rimettiamo a lavoro per creare il Natale.  Sì, infatti, noi portiamo il Natale a casa, trasformiamo questo periodo di freddo e furiosa uscita di soldi 15325143_1302593203134032_2847747030691774116_oin un paradiso di dolci, presepi e alberi scintillanti.

Gli uomini, si sa, se ne infischiano di certe cose, cavolo, ecco le ferie, si dorme tardi, si gironzola per la casa senza scopo, si va a fare qualche chiacchiera coi vecchi amici tra un caffè e un donut, incuranti delle signore che guizzano su e giù, risolute e infaticabili.

Ma va bene così.

Certe cose non cambieranno mai, e, a dir la verità, chi cavolo vuole gli uomini tra i piedi mentre prepari paste e pastelle, o incarti con cura quei bei regalini (uno per te, uno per me, thank you), anche se esausta da una giornata interminabile e con quel bicchierino di liquida felicità sempre piacevolmente pieno?

Ma viva le feste.   Finiranno pure.

My Interview on Radio Amica

Aggiornamento:  (18 novembre) Per il podcast, cliccate qui

La mia intervista comincia agli 84 minuti, Comunque vi consiglio di ascoltare tutta la trasmissione di Sal Palmeri. E’ molto interessante per tutti coloro che amano tanto la cultura italiana.
Buon ascolto! (Fatemi sapere la vostra opinione!)

Il podcast è disponibile per una settimana (fino al 25 novembre).  Potreste anche scaricarlo.

Update: (November 18th)

To hear the podcast of my interview on Radio Amica today, here is the link. My segment starts at approximately 84 minutes, but I recommend that you listen to the entire show by Sal Palmeri, which is quite entertaining, extremely focused on the Italian culture that we all love. Happy listening! (And give me your feedback!)

Podcast is available for a week (till November 25).  You could also download it.

 

Tune in, my friends!

A brief interview about being an author, all in Italian!

Una breve intervista sui mie libri, tutta in italiano!

Friday, November 18, at 11.05 AM, EST .  (Also available on podcast).

In Italia, venerdì 18 novembre, alle 17.05.

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