Grazie, Firenze

Insomma, non ci troviamo in un momento molto piacevole

Il mondo è un disastro, la depressione e l’ansia ci pesano addosso e ci stringono la gola.

Allora blocco l’universo e mi rifugio nel passato prossimo.

Estate 2019.  Viaggio in Italia.  Non sola, stavolta, ma con mia figlia.

Ho trascorso molte belle vacanze nella mia vita, soprattutto nei miei primi anni, quando abitavo ancora in Italia coi miei genitori, avidi turisti intellettuali.

Poi la mia vita ha preso una svolta fondamentale, e mi sono trovata in un nuovo mondo, dove le vacanze hanno drasticamente cambiato apparenza.

Niente Portici e Napoli stavolta, ma mi sono imbarcata per il Nord Italia, da cui mancavo da tantissimi anni.

Emozionatissima, certo anche un tantino ansiosa, sono stata accolta con calore ed affetto da parenti che non avevo mai incontrato prima.  Un’atmosfera diversa, calma, quasi surreale. La tensione e l’insicurezza mi sono scivolate via di dosso, per non tornare più per la durata del viaggio.  Un ambiente diverso, questo, non quello a cui ero abituata le altre volte, quando i miei ritorni ‘a casa’, sono stati, a volte, causa di estremo stress, delusione e, in certi casi, anche di rabbia.

Organizzatissimi, i miei cugini modenesi, avevano già programmato la gita a Firenze, solo due giorni dopo il nostro arrivo.

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Ti colpisce come un raggio di gloria e splendore, Firenze. Una città squisitamente ricamata, colorata da una storia magnifica e importante, un gioiello antico da svelare lentamente, passo a passo.  I sanpietrini lisci conservano le impronte di secoli di artisti che hanno decorato anche l’aria di questa miracolosa città.  E città lo è, anche se minuta, grazie al ritmo vivace che la pervade – le folle allegre dei turisti incessanti, con l’energia viva ed inebriante che le donano.  Amo le città, mille volte di più di qualsiasi altro ambiente.  Tenetevi pure le vostre spiagge bianche, le crociere di lusso, i cocktails esotici nelle piscine olimpiche degli hotel dei Caraibi, i picchi rivolti al cielo delle grandi cime, i sentieri bucolici.  Voglio sprofondarmi nella frenesia gioiosa di una vera città, voglio cercare musei, chiese, monumenti; voglio sentire il ritmo moderno e antico della cultura locale, voglio viverla dentro questa esperienza.

L’Arno, calmo e verde, scorre eterno, sotto i ponti storici.  Mi appoggio al muretto e m’incanto a guardare il sole estivo che si riflette nelle sue acque, e una nuova gioia mi pervade.  Un momento purissimo di felicità, che devo cogliere e ricordare per sempre.

Eccomi nel Mercato del Porcellino, allegro e brulicante di gente felice.  Il profumo delle bellissime borse di cuoio, create con passione e talento da artigiani locali, mi riempie il cuore, mentre accarezzo una magnifica borsetta rossa che naturalmente diventa mia, e a prezzo molto ragionevole.

I rilievi maestosi delle chiese, del campanile di Giotto, del Battistero, le statue imponenti scolpite dai grandi del Rinascimento, i grandiosi palazzi signorili, e l’umile casa dove visse Dante, tutti gioielli che impreziosiscono e rendono unica questa città.

Il cuore dell’Italia è qui, e lo sento battere, quando mi affaccio dalla balaustra del Piazzale Michelangelo: il sole caldo di fine giugno si adagia sui tetti rossi e sulle cupole, c’è musica nell’aria; il cappello di paglia comprato al mercatino mi rinfresca e il suo peso leggero mi fa sentire parte del panorama.

Piacevolmente esausta, sul treno di ritorno verso la mia bella Modena, mi abbandono alle sensazioni provate, mentre osservo mia figlia che si è assopita, anche lei sazia di tanta bellezza, aggrappata al suo prezioso cappello fiorentino.

Questa è una vacanza.

Grazie, Firenze, te ne sarò sempre grata.

Pasqua ai tempi del Coronavirus

Certo, una Pasqua come questa non me la sarei mai aspettata.

Neanche a inventarsela.  Da scrittrice, di trame improbabili e intriganti ne congiuro parecchie, ma una roba del genere neanche nelle mie idee più audaci.

La vita ai tempi del coronavirus.

Niente bella e animata festa in famiglia, con tutti i miei figli e i loro piccoli a casa mia, tavola imbandita nella sala da pranzo, la lunga tovaglia giallo-paglia come sfondo allegro e primaverile, coperta da tutti i manicaretti pasquali che preparo ormai da una vita; il capretto arrosto, fragrante di aglio e rosmarino, con contorno di patate dorate e croccanti; niente rustici caldi e farciti di ricotta, salumi e formaggi, rivestiti da una pasta frolla dolce e friabile; niente spettacolare pastiera napoletana, morbida e cremosa, con quell’aroma di primavera tra i fiori d’arancio, cannella e vaniglia, il suo cuore di grano il simbolo della rinascita.

Chiusa in casa, timorosa di avventurarmi al supermercato, ho deciso di non cercare i vari ingredienti necessari per preparare il mio pasto tradizionale, ma di adattarmi a questa situazione surreale.  Strana Pasqua a casa, solo noi tre che abitiamo insieme; gli altri, nonostante vicinissimi, li abbiamo salutati solo virtualmente, grazie a Zoom, sfiorando con le dita il monitor del computer per sentirci insieme.  La messa su YouTube, seduti sul divano nel soggiorno, tazzina di caffè in mano.  Grande la tecnologia, però, che ci permette di fare queste cose.

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Ovviamente di provviste ne avevo in abbondanza, essendomi preparata all’inizio di questo incubo, per cui la dispensa era piena di tanti cibi.  Frugando, ho trovato tutto ciò che mi serviva per preparare il timballo di maccheroni, un piatto che non conoscevo finché non mi sono sposata, antica ricetta di mia suocera.  Erano anni che non lo facevo – preparazione lunga e di più fasi – ma di tempo ne ho anche troppo adesso, per cui mi sono messa all’opera.  Un pasticcio di pasta condita, straripante di polpettine e di formaggi, rivestito di sfoglia a base di sugna, infornato per poi riemergere bello dorato e aromatico, un profumo che riempie la casa e ti invita a tavola.  Naturalmente accompagnato da polpette e salsicce cucinate in un tipico ragù napoletano denso e saporito.  Bello grande, questo timballo, il mio pièce de résistance, durerà a lungo, forse ne metto anche una fetta nel freezer.

Niente colomba delle Tre Marie quest’anno; ribadisco che non sono uscita.  Però, perché non provare a farla? Il tempo ce l’ho, e anche il preziosissimo lievito di birra, nonché la meravigliosa frutta candita comprata al mercato coperto di Modena l’estate scorsa, durante forse il più bel e rilassante viaggio della mia vita, con mia figlia, ospiti dei miei simpatici parenti modenesi, che ci hanno accolto con tanto caldo affetto da farmi commuovere.  Ed è uscita una meraviglia, questa mia colomba casalinga!  Di forma perfetta, quasi identica a quella comprata, con quella crosticina dolcissima e croccante, e dal profumo meraviglioso!  Vero, mi mancavano le mandorle intere, ma insomma, ci si adatta. Poi la mia figlia più piccola, che ho la gioia di avere ancora a casa, ha deciso di fare un dolce con delle banane che si stavano un po’ annerendo.  E che dolce! Un Banana Cobbler americanissimo, cremoso e delicato, con una crosticina a base di fiocchi d’avena.

Pasqua è avvenuta, nonstante tutto.  Cristo è risorto e ci porta la speranza di un futuro pur sempre luminoso, presto liberato dal diabolico Covid 19.

Non mollate, amici!  Siate dolci, siate fiduciosi!  Anche questo passerà.

Happy Easter!

Virtual Italian Class: We Must Adapt!

Well, here I am, teaching Italian  Language and Culture through Zoom.

Very strange, never thought I would have to do this.  Honestly, I never even heard of Zoom until three weeks ago!

But we are smart, strong, flexible and must adapt to different situations, even surreal ones like the one we are experiencing right now.

I’m thrilled and touched that so many of my wonderful students dove right in, and joined our virtual class with great optimism.  Oh yeah, we had issues with connection, video, positioning of cell phones and computers, sometimes only seeing somebody’s top of the head or the ceiling, students accidentally disconnecting, some appearing only as a green rectangle, but we resolved these issues, laughing and taking everything in stride.  We will all become real pros at this online teaching, I’m confident!

Si parla ancora italiano ad Armonk!

Looking forward to the next online sessions, now that I’m not so anxious about them anymore.  We all learn something new everyday, and can conquer what scares or intimidates us.

Thank you, my awesome students and friends, for keeping our precious Italian Class going.  I missed you all so much!

I’m planning easier lessons, more manageable online.  We will keep having fun, don’t you worry!

And, yes, of course, we will see each other in person again at some point soon (And I can finally start wearing all my beautiful shoes again! :-).

Because this, too, shall pass.

La Storia del Gallo: Ricordi della mia infanzia a Napoli

Forse avevo sette, otto anni.  Non ricordo bene.

Ma un giorno mia madre ci annunciò che avevamo un nuovo inquilino: un bel gallo!

Allora abitavo ancora a Napoli, a Capodichino.  Infatti ci siamo trasferiti a Portici quando avevo nove anni e cominciai la quarta elementare all’Istituto Cristo Re, dove mio padre era il dirigente scolastico (chiamato direttore didattico, a quei tempi).

No so precisamente come ciò sia successo, ma immagino che una bidella della scuola dove i miei genitori erano docenti abbia voluto dare loro un regalo per qualche gentilezza ricevuta.  Oppure era stata la signora che ci guardava ogni tanto, quando mia madre era a scuola per riunioni pomeridiane.  A quei tempi, la periferia di Napoli era ancora abbastanza bucolica: i campi coltivati ci circondavano, e anche i prati fitti di papaveri scarlatti dove si poteva correre liberi e felici nelle belle giornate di sole così frequenti nell’Italia del Sud.  Molti abitanti di quella zona venivano in città a lavorare, ma tornavano nei loro casali la sera.

Il gallo fu sistemato nel pianerottolo vicino alla porta della terrazza.  Allora noi affittavamo un appartamentino al primo (e unico) piano di una palazzina che era proprietà di un carabiniere.  Bravissima persona, molto comprensiva.

Così noi, topi di città, diventammo all’improvviso quasi agricoltori/contadini.

Naturalmente, essendo bambini, l’idea di avere un gallo da accudire ci rendeva molto felici, anche se un po’ nervosi e confusi.  Che fanno i galli?  Un gran chiasso, pare.  E non solo all’alba come eravamo stati istruiti, ma cantano (in modo tutt’altro che melodico) a tutte le ore del giorno e della notte.  Certo il carabiniere doveva essere un santo.

Il gallo era legato alla ringhiera delle scale, vicino alla porta della terrazza.  Mia madre metteva qualcosa da mangiare (non ho la minima idea di che si trattasse) in una ciotola e lo portava su, esitante e rassegnata, lasciandolo in prossimità del gallo affinché potesse avvicinarsi facilmente, ma non beccarla.

Non voleva che noi tre bambini curiosi la seguissimo, ma naturalmente era impossibile.  “Attenti che vi becca!” ci avvertiva.  E ammetto che la paura io ce l’avevo.  Ma mio fratello – temerario!- non poi tanto.  Sempre il più avventuroso, lui saliva su per le scale, mentre io e la mia sorellina, ci fermavamo qualche scalino prima, e cominciava a provocarlo.  Smorfie eccetera.  Roba da bambini, ovviamente.  Ma quando il gallo si arrabbiava, cominciava ad agitare le ali e a schiamazzare, via di corsa giù per le scale, tutti e tre, cuore in gola!

La sera li sentivo.  Il babbo e la mamma che discutevano.  Che cavolo si deve fare col gallo? Sono stanca di occuparmi di pollame, ho già tutti i miei alunni… Sì, lo so, la signora ha detto che fa un brodo strepitoso, perfetto per i tortellini, e anche molto abbondante, ma… Io non l’ammazzo, gli porto da mangiare da una settimana…

Il gallo era comunque diventato il nostro “cucciolo” e non perdevamo occasione per andarlo a trovare.  Però un giorno, quando arrivammo sul pianerottolo della terrazza dopo la scuola, trovammo solo delle piume rosse, bianche e gialle vicino alla cordicina.  E l’odore di pollaio.

Pare che la mia esasperata, stressatissima mamma abbia chiesto alla signora di riprendersi il galletto, grazie mille per il pensiero, ma noi siamo gente di città e il pollame lo compriamo in macelleria già bello preparato.  Lei avrà alzato le spalle, sbalordita, e, arrivata in campagna, tirato per benino il collo del povero pennuto e cominciato a preparare il pranzo.

Certo, noi ragazzi siamo rimasti un po’ delusi, avendo perso il nostro quasi pet, ma, almeno io, mi sentivo piuttosto sollevata di poter andare su in terrazza senza cercare di aggirare un gallo che non era mai di buon umore.

Comunque, grazie galletto, per questa simpatica vignetta della mia (lontanissima) infanzia.

 

 

Merry Christmas from Italian Class in Armonk!

Another wonderful year of Italian Classes at the North Castle Public Library in Armonk, NY, has come to an end.  So many memories, so much fun.  Thank you to all my students, old and new, who have made my Tuesday nights a precious time that I eagerly look forward to.  Always get my second wind at 6:30 pm on Tuesdays! May you all enjoy this magical time of the year…and I can’t wait to see you again in January!

Merry Christmas and Happy Holidays from all of us, at the Italian Language and Culture Class!

Buon Natale e tanti, tanti auguri di pura gioia e serenità!

Modena Rivisitata

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Non mi aspettavo che fosse così bella.

Modena.

Certo che c’ero già stata varie volte, da quando ero piccolissima, siccome era la home town di mia madre, ma, insomma, non ricordavo molto, o non ci facevo caso, sempre presa da tanti altri stimoli e impegni vari.

Stavolta però ci sono stata più a lungo e ad occhi apertissimi.  Sono stati loro, naturalmente, a darmi la meravigliosa opportunità di immergermi totalmente in questa esperienza, i cugini.  Con la lora calda e sincera accoglienza, questi cugini di cui conoscevo ben poco, hanno permesso a me e a mia figlia di goderci una vera e propria vacanza, priva di stress e di drammi.  Ci siamo sentite subito a casa, già dal primo giorno, circondate da affetto, ospiti attese e volute, per cui  loro si sono fatti in quattro, organizzando numerose gite in posti stupendi.  Non succedono spesso queste cose, e gliene sarò eternamente grata.

Subito a mio agio nella loro bella casa in una zona residenziale, circondata da alberi e con una piacevole vista dei “tetti di Modena”, mi sono abbandonata a questa città e a tutto ciò che ha da offrire. E da offrire ha tanto.

Elegante, organizzata, pulitissima, mi inonda in una luce dorata, mentre cammino sui suoi viali, luce riflessa dai palazzi giallo uovo e arancione, tinte vibranti e gioiose, un abbraccio caldo e antico.  Tanta storia in questa grande piccola città, nella sua architettura, nei sorprendenti canali sotterranei, nella gloria romanica del magnifico Duomo e della sua Ghirlandina; Piazza Grande coperta da un tappeto di sassi resi lisci da secoli di passi umani, inclusi i miei, se pur appena un po’ esitanti, dati i tacchi di cui non faccio mai a meno.

 Ho riscoperto il Mercato Coperto, di cui avevo una vaga memoria.  Ero piccola, forse sei-sette anni, e mio zio mi portò lì, al mercato col tetto, cosa che non avevo mai visto; ricordo i fruttivendoli con le cassette tutte ordinate e il pane, tanto pane dalle forme insolite, bianco come il gesso, denso ma leggero; e quel meraviglioso prosciutto crudo, unico al mondo. ‘Vuoi un panino al prosciutto?’, mi chiedeva lo zio Walter, un signore alto che mi faceva un po’ soggezione, non lo vedevo spesso, abitando a Napoli.  Certo che sì! Un buon panino al prosciutto rimane ancora uno dei miei pasti preferiti.  Ero felice allora, vagando con mio zio per il mercatino, mentre mi gustavo il mio snack.  E lo sono stata di nuovo, quest’estate, anche se i miei interessi, oltre al prosciutto e al parmigiano, si sono allargati ad altre delizie, come il ‘savor’, che non conoscevo, ma che adesso è il mio ripieno preferito dei tortelli dolci.

 Quei cedri canditi, lucidi e spessi, a prezzi ragionevolissimi (sono abituata agli imports, vivendo in America), fiori, tanti fiori, e la gente che fa la spesa e conversa, ed io lì incantata ad ascoltare il loro accento modenese che mi ricorda mia madre, e mi vengono un po’ gli occhi lucidi.

Tanti bei negozi, poi! Voi che seguite i miei blog ben saprete che lo shopping è un’attività da me molto amata, e ce ne sono di belle cose in questi deliziosi negozi del centro, all’ombra dei magnifici portici.  E i bar con tanti dolci da farti venire il capogiro.  Le crostate di amarena modenesi sono decisamente le migliori al mondo.  E ‘il gnocco’, gonfio, morbido e friabile, caldo e squisito.  Mia madre lo chiamava la crescente e lo faceva spesso quando eravamo piccoli, ed era sempre una festa.  Dio, come si mangia bene a Modena! Tortellini fragranti, tortelloni enormi e panciuti e così magnificamente gialli, le tigelle col lardo, le piadine morbide, le tagliatelle col sugo bianco ai porcini freschi, e il Lambrusco!  Tanto Lambrusco, tutti i giorni a pranzo un bel bicchiere (o due) di questo meraviglioso vino frizzante.

Una città antica e moderna, decisamente chic, passeggiabile, invitante.  Infatti, se dovessi tornare ad abitare in Italia, sceglierei Modena.  Certo, dovrei imparare ad andare in bicicletta, dato che è il metodo di trasporto più diffuso!

Una città serena, adagiata sulla pianura, circondata da colline verdeggianti e fresche, con panorami mozzafiato.  Situata poi in una zona talmente centrale, che puoi tranquillamente farti delle gite in tanti posti idillici, tipo Firenze, Milano, Venezia, Verona, il Lago di Garda, le spiagge dell’Adriatico e altri, e tornare a casa sazia ed elettrizzata da tanta bellezza, che poi rivivi nelle centinaia di foto scattate con lo Smartphone.

Ho riscoperto le mie origini modenesi, che erano sempre state un pò nascoste dietro alla mia quotidianità meridionale. Ma sono forti queste radici materne, solide, e ne sono infinitamente fiera.

Grazie, Modena, per aver risvegliato in me sentimenti ed emozioni un po’ assopiti.  Sono ben sveglia adesso, e carica.  Non vedo l’ora di tornare.

Grande Modena, you are in my heart.

(Nota: Questo post è stato anche pubblicato nella sezione La lettera  su “La Gazzetta di Modena”, il 29 agosto 2019.  Sono molto grata e commossa da questo onore.)

Summer Pause!

Yes, we are taking a summer break from our Italian Classes at the North Castle Public Library.  As we always do in August.

Thank you to all my lovely students for brightening my life with their smiles, laughter, interest, determination, and passion for the Italian language and culture.  Another year  to remember.

Grazie for coming to our summer celebration party, and bringing all that food!  I was overwhelmed.

I’m grateful to have every single one of you in my life.  Wow, seven years plus of Tuesday nights spent with you guys!  Feeling blessed.

Ci vediamo a settember, miei cari!  Enjoy the rest of August, and Buon Ferragosto!

 

 

Venezia ti può salvare

16 luglio 2019

Avevo solo quindici anni, ma l’impatto fu straordinario.

Venezia.

Una gita con la mia famiglia, partendo dal villaggio alle falde delle Dolomiti, in Trentino, dove eravamo in vacanza.  Non stavo più nella pelle, tanto ero emozionata.  Già allora avevo nel sangue il desiderio di girare il mondo, ereditato dai miei genitori, entrambi avidi viaggiatori.

Montare sul vaporetto, in pieno centro, invece di un autobus, fu un momento talmente eccitante, il ricordo è ancora vivissimo, anche il dettaglio che inciampai leggermente salendo.

Il rumore dell’acqua tagliata dalla barca, la brezza tiepida sul volto, che mi scombussola i capelli, mentre mi aggrappo all ringhiera.  Infatti sono tornata a Venezia, e i capelli li ho biondi adesso, non castani e lunghi come allora.  Certo che ti innamori di Venezia, a quindici anni, e anche dopo: ti abbandoni al sole e all’odore dell’aqua salata, al calore che ti brucia la pelle, ma ti riaccende l’anima.

Di solito, quando vado in Italia, resto nel Sud, nella mia zona natale, a ripercorrere – esitante, insicura – le strade della mia adolescenza, a fremere, a soffrire, senza trovar pace, piegata sotto il peso cronico dei rimorsi, ma soprattutto dei rimpianti; nonché, in alcuni casi, un po’ a disagio per l’accoglienza un tantino tesa.

Invece Venezia è un’estranea ammaliante e serena.  Le gocce d’acqua che mi colpiscono leggermente mentre il vaporetto corre diventano freccette di una nuova energia, quella che trovi soltanto nei luoghi privi del tuo passato.  Sono leggera, libera, viva, traboccante d’amore per tale bellezza, quasi impossibile da descrivere, una magia travolgente, misteriosa, dolce e impetuosa.

Piazza S. Marco mi colpisce in tal modo, che, per un attimo, rimango immobile, quando mi si apre davanti, bianca e imponente, la basilica con le sue curve bizantine, languide e maestose, ricamata squisitamente dai più grandi artisti che Dio creò.  Il cuore mi batte in modo allarmante, devo chiudere gli occhi e riprendere il fiato, mozzatomi di colpo da quello spettacolo da fiaba.  Abbasso il cellulare, basta scatti: devo viverlo questo momento, devo sentirmelo scorrere nelle vene, incastrarlo, immortalarlo nel cuore, forse nasconderlo finché sentirò il bisogno di sollievo.

Mara a 15 anni, con fratello e sorella, Venezia.

Le calli strette e affollate, i negozi sfolgoranti di gioielli di Murano, di maschere stravaganti, dietro cui ti puoi nascondere e fingere di essere felice.  E, per qualche istante, lo sei.  Le gondole galleggiano sui canali scintillanti, antiche, immortali.  Oh, quanto desideravo fare un giro sulla gondola, quindicenne romantica che ero, ma no, costa troppo, disse mio padre.  Ripeto le sue parole a me stessa, oggi signora di una certa età a Venezia, certo che costa troppo, accidenti, non ne vale la pena.  Lascia che i ricchi stranieri  ci girino, cosÌ daranno materiale ai gondolieri annoiati, da riderci su coi loro amici a fine turno.

Stordita dall’emozione e da una gioia così pura che forse è solo un sogno, alzo gli occhi al cielo più blu che abbia mai visto, mi incanto a guardare i piccioni (pochi adesso) docili e pazienti, piroetto – lieve, giovanissima – per catturare con tutta me stessa questa scena di assoluta felicità.

Grazie, Venezia , certo che mi hai salvato.