Celebrating in Armonk!

Grazie to all my wonderful students for celebrating with me the last Summer Class of Italian Language and Culture at the North Castle Public Library.

Lots of delicious homemade food, stories to share, and laughter: another successful year!

I will fiercely miss you, carissimi studenti, for the next two weeks.

But we will start all over again on September 5th!  New students are welcome, as our beginners course also resumes.

Ci vediamo a settembre.

Buon agosto a tutti!

(I contributed the Blueberry-Yogurt Bundt Cake, recipe here)

I guerrieri dell’estate

9 agosto 2017

Mi piacciono. Mi scaldano il cuore, m’invogliano a vivere.

Sono loro, i signori che tornano dal lavoro, o durante i lunghi weekend, e si immergono immediatamente nei vari progetti estivi. Imbiancano le pareti, costruiscono dei tavoli, degli scaffali, si cimentano pure ad affrontare un’aggiunta edilizia alla casa o sistemano il tetto.

Sono lassù, loro, aggrappati a scale, in bilico sulle tegole, seduti sui davanzali, oppure alla guida di piccoli trattori taglia-erba.

Gli uomini americani.   Hanno nel sangue la tradizione dei cowboys, uomini d’azione, forti, un tantino temerari. Non c’e niente che non possano eseguire. Si mettono a lavoro e basta.

Semberà strano, ma il frastuono delle seghe elettriche (e di altri attrezzi di cui non capisco un cavolo) di pomeriggio, o anche di mattina, non mi dà affatto fastidio. Sono loro, gli uomini che agiscono, costruiscono, riparano, inventano.

Bottigliette d’acqua dappertutto (e, certo, anche qualche birra) procurate da mogli felici (“non vedevo l’ora che cambiasse la porta di casa!”), bandana in testa per raccogliere l’onesto sudore, jeans sbiaditi, ai piedi i Timberland ben usati, cintura porta-attrezzi alla vita.

Ecco il ‘guerriero’ dell’estate americano. Che gioia!

E anche quelli che forse non abbattono i muri di casa per ingrandire la cucina e creare l’ open concept, ma si limitano a pitturare una porta o ad attaccare mattonelle nella doccia, li trovi poi in giardino, alla fine della giornata, muniti di attrezzi barbecue, con un bel piatto di costolette di maiale, hamburgers o dei bei polli (marinati amorevolmente dalle signore), che adagieranno sulle braci con arte, e l’aroma divino invaderà tutto il quartiere.

Vi ammiro e vi stimo, o guerrieri d’estate, sono fiera di voi, ho bisogno di voi, e, a nome di tutte le donne, you are amazing!

Senza maschera

3 luglio 2017

La vita ti straccia.

Ti dà qualcosa, poi te la strappa, con rabbia e gioia.

Sopraffatta.   Travolta.  Ci provi, tu, a stare calma, in controllo, sorridente, falsamente serena.

Ma vuoi solo montare in macchina e fuggire. Le grandi parkways americane, liscie e alberate, sirene allettanti, ti accolgono coi sogni of the road. Vai, corri, arriverai all’ingresso del paradiso e potrai smettere di pensare.   Di fregartene.

Vorrei fregarmene.   Di te e di te e di te e di te.

Muoio dalla voglia di diventare altamente egoista. Come alcuni che ben conosco. Esseri talmente meschini che gli potrebbe crepare un parente vicinissimo e penserebbero solo a cosa indossare al funerale.

Almeno loro soffrono ben poco. Esseri superficiali ma spensierati. ‘Spensierato’ è un aggettivo estremamente desiderabile.

In tal caso, potrei fare il comodo mio, con la coscienza (falsamente) pulita.

Ma non sono il tipo.   Io mi aggrappo al dolore, mi ci vesto, mi lascio soffocare, ma poi lo mordo. I care.

Dimenticare il passato perché non serve a un cavolo. Poi hai solo voglia di piangere, gli anni sono volati, i figli crescono e sono degli esseri magnifici, e tu li guardi con stupore e ammirazione e ne sei fiera.   Ma non sono più i piccolini morbidi e innocenti di allora.   Ti emozioni, e ti odi per questo, perché emozionarsi non fa mai bene a nessuno.   Rigida e in controllo, ecco.   Così si può andare avanti.

Percorri i viali a specchio di un centro commerciale di lusso, in cerca di un evening dress, lunghissimo e splendido, perché tua figlia si sposa e devi irradiare felicità.  E lo sei, felice e orgogliosa.   L’hai cresciuta bene, ‘sta bambina, è diventata una donna con la testa a posto, dolce, premurosa, responsabile (e bella come il sole).

Ma guardi la fontana coi cavalli di bronzo, dove le due piccole (non poi tanto tempo fa) ci gettavano le monetine, e non è cambiata affatto. Ma tu sei lì,  sola stavolta. Frughi nella borsetta, trovi dei pennies e li butti nell’acqua scintillante, e si adagiano tra tutte le tante monetine, in attesa. Di che?

Una statua, una madre con la bambina in braccio. Guarda, amore, dicevi ai tuoi angioletti, che bella, no? Queste siamo io e te, vero?   Ridevano loro, coi codini, le guancine rosa e gli occhi azzurri sfavillanti. E tu volevi stringerle per sempre, inebriarti del loro profumo di sapone neutro e di infanzia, dei loro sogni teneri e semplici.

La vita ti sfida, ti prende a calci, tu cerchi di pararli, ma infine ti abbandoni alla violenza che non è altro che la realtà.

La nostra valle di lacrime.

Poi vai sui social e ti sorbisci le cavolate che i falsi felici postano. Ecco la mia vita perfetta, dicono, tutti denti nel ritratto di famiglia, cane incluso, moglie/marito fantastico ! (che poi in realtà è un casino di liti e di corna).  Eccomi qui in vacanza a San Francisco, a Londra, sulle candide spiagge dei mari del Sud, nella villetta sul lago, guardate come sono giulivo/ricco/ amato.

Miei cari, sappiamo benissimo che non siete né giulivi né ricchi né amati, ma degli sfigati come tutti.  Siete soli, abbattuti, e tutti i vostri sogni sono stati frantumati e li calpestate continuamente, perché la vita è anche perenne tortura.

Allora ti concentri sugli oggetti che non ti tradiscono. Che bella la collezione di bicchieri da cocktail, li immagini ripieni di bevande colorate (e ferocemente alcoliche) e ti riprendi un po’.  Fai una torta che è una meraviglia, tenera, delicata, si scioglie in bocca e posti la foto su Facebook.  E tutti esigono la ricetta.  Un pizzico di gioia e di orgoglio.

Poi  passa.

Guardi il fiume, calmo, sornione. Sussurra il tuo nome, e lo fa dolcemente.

Noi che ballavamo i lenti…

8 maggio 2017

…abbiamo intensamente vissuto l’ebbrezza e le vertigini dell’amore.

Noi che avevamo il muretto, il tennis club (o dietro le quinte del teatro parrocchiale), invece dei social, e potevamo sfiorare amici e innamorati, sorridere alla luce dei loro occhi che c’incendiava l’anima.

Le feste in casa, le luci attenuate, la musica che ci accarezzava, ma sempre attenti alla porta per qualche genitore sospettoso.

I lenti, amici, i lenti. Che non esistono più.

Vogliono sfrenarsi col rap e l’hip hop, ‘sti ragazzi, imitando scimmie e robot, concentrati su passi e saltelli, distanti l’un dall’altra, chiasso stonato, sessualità cruda e sfacciata, ma vuota, insipida.

Certo che avevamo i nostri balli veloci e divertenti, noi, ma si alternavano a quelli per cui si andava alle feste o ai circoletti.

Non vedevamo l’ora, noi ragazze innamorate (anche se solo dell’amore), che il disc-jockey du jour mettesse su una ballata dolce, strascicata, innocentemente passionale, e i ragazzi ci guardavano in un modo diverso, timido ma intenso, e sentivamo il calore tenero delle loro mani un po’ tremanti sulla vita. Le scintille si confondevano con le parole e con le voci intime di artisti che neanche immaginavano quante storie stavano creando.

Uno spazio piccolo e affollato, ma noi due eravamo gli unici. Il nostro universo era solo la musica, la penombra artificiale e la pelle che sussultava tra gioia e abbandono. E non capivamo neanche che stava succedendo, tanto ingenui eravamo.

Sbocciavano così, quasi per caso, le storie, i sogni, le speranze del forever che sembrava tanto possibile, allora, ma che, naturalmente, forever non era.   Perché così è la vita.

I lenti.

Quando le canzoni finivano troppo presto, e noi non volevamo lasciarlo andare. Le frasi sussurrate all’orecchio, annuivi anche se non sentivi, ma contava solo il suo fiato sulla fronte e i corpi sciolti e fluidi sulla pista, passi semplici, quasi inesistenti.

Quel benedetto batticuore.

Come si balla un lento, ti chiedono, dove lo impari?

Si sente, il lento, ti trasportano la musica, il desiderio riservato e la forma più pura della felicità.

Bello questo brano di Concato. Calmo, delicato.

E non capisci perché piangi.

Balliamo un lento?

Quando non ti lasciano il caffè

30 aprile 2017

Non ti vogliono.

Non sei gradita. Sei un peso.

Insomma, ci ho messo un tantino (tantone, tipo anni) a rendermene conto, ma almeno infine si è accesa la lampadina. Meglio tardi che mai, come dicono.

Cascata dal cielo, of course.

Insomma, forse sono (anzi, siamo, perché in fondo è un sentimento universale il mio) troppo ingenua e fiduciosa, nonostante la mia non tenera età, ma, ecco, ho sempre creduto che se sei ospite a casa di qualcuno, beh, gradiscono la tua presenza.

Io gradisco, e tanto,  il piacere di avere ospiti, mi faccio in quattro e anche i vari multipli, per farli sentire a loro agio.   Sarete felici qui da me, miei cari.

Vi voglio

Ma mi sbagliavo, I guess, quando immaginavo che tutti condividessero il mio entusiasmo.

Trovare la moka fredda e appena macchiata da qualche goccia di caffè, al risveglio, doveva essere un indizio super-chiaro, ma no, io lì, a non farci caso. C’erano poi tanti bar fantastici in zona, dove potevo gustare anche un cornetto bello caldo col mio caffè mattutino…

Ma eccomi qui, a guardare in faccia la mia tarda rivelazione, e a sentirmi stupita (e anche stupida).

Non capivo. Avrei tolto il disturbo molto prima. Non sarei più tornata. Scusatemi.

C’è una canzone country, “Crash My Party” di Luke Bryan che mi scalda l’anima.   Dice pressappoco ‘ste cose, “Vieni quando vuoi, non c’e bisogno di avvisarmi, arriva e basta. Sure, crash my party. Ne sarò felice’, eccetera eccetera.

Mi piacerebbe to crash a party, così, anche all’improvviso, e trovare ad accogliermi un viso sinceramente sorridente.

Ma la realtà non funziona così. Che tristezza.

Easter: Reborn in Hope

Be merry, be bright, be hopeful!

A day of sun, blue skies, gently-flowing rivers and church bells.

Easter once again, bursting with all that is to come, all glorious and tingly and promising.

We rise again to seize the day.

Happy Easter to all!

Buona Pasqua, amici presenti e passati, a voi tutti un augurio di pace e serenità, di un futuro azzurro come il cielo di primavera,  scintillante e privo di nuvole.

Sono ancora qui, sempre innamorata della vita, nonostante tutti gli schiaffi che mi hanno colto di sorpresa.  Da chi non avrei mai immaginato.

Ma sono forte, io, scrivo, insegno, e mi perdo nella gloria della cucina.  Viva i dolci!

 

Quando il fiume si arrabbia

3 marzo 2017

Freddo oggi.  Un vento da paura.  Lo sento quasi spostare la macchina, mentre mi avvio verso la stazione ferroviaria.

Marzo a New York. Un mese strano, imprevedibile. A volte c’è quasi tempo da spiaggia; poi, il giorno dopo, arriva una leggera nevicata.

Ci si abitua.

Oggi il fiume Hudson urla.  È furioso. Le onde schiumose sbattono contro gli scogli del molo, l’acqua è azzurra perché lo è il cielo. Il sole splende, tanto che devi coprirti gli occhi con la mano quando guidi, l’aletta parasole non basta. Ma fa lo stesso un freddo cane.

Riflette forse la tempesta che ti si accanisce dentro.

Gli anni passano, invecchiamo, più o meno bene, diventiamo dei grandi saggi, ma dovrebbe servirci a qualcosa, ‘sta saggezza.

La vita è adesso, come dice il nostro amico del tempo che fu.

Toglietetevi le maschere, tristi pagliacci, guardatevi nello specchio della verità, e aprite il cuore.   A quelli che contano.

La famiglia originale è forse la più importante.

Come l’amicizia antica e vera.

Tutto il resto non vale un cavolo.

Come è arrabbiato il mio fiume, accidenti.

Quando il fiume ti accarezza

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La splendida semplicità  del mio fiume di mattina presto.

Tranquillo e intensamente azzurro, scintillante sotto il sole sorridente di New York, l’Hudson mi emoziona ogni volta che lo guardo.

L’aria è delicatamente fresca e i gabbiani volteggiano vivaci,  richiamano la spensieratezza dell’estate, anche se i prati sono ancora coperti dalla neve che si scioglie lentamente.

È amore questo?  Direi proprio di sì.  L’amore che ti calma, ti sostiene e non ti ferisce.

Grazie, grande America per avermi accolto a braccia aperte, tanti, tanti anni fa.

Yes, life is beautiful.