Pasqua ai tempi del Coronavirus

Certo, una Pasqua come questa non me la sarei mai aspettata.

Neanche a inventarsela.  Da scrittrice, di trame improbabili e intriganti ne congiuro parecchie, ma una roba del genere neanche nelle mie idee più audaci.

La vita ai tempi del coronavirus.

Niente bella e animata festa in famiglia, con tutti i miei figli e i loro piccoli a casa mia, tavola imbandita nella sala da pranzo, la lunga tovaglia giallo-paglia come sfondo allegro e primaverile, coperta da tutti i manicaretti pasquali che preparo ormai da una vita; il capretto arrosto, fragrante di aglio e rosmarino, con contorno di patate dorate e croccanti; niente rustici caldi e farciti di ricotta, salumi e formaggi, rivestiti da una pasta frolla dolce e friabile; niente spettacolare pastiera napoletana, morbida e cremosa, con quell’aroma di primavera tra i fiori d’arancio, cannella e vaniglia, il suo cuore di grano il simbolo della rinascita.

Chiusa in casa, timorosa di avventurarmi al supermercato, ho deciso di non cercare i vari ingredienti necessari per preparare il mio pasto tradizionale, ma di adattarmi a questa situazione surreale.  Strana Pasqua a casa, solo noi tre che abitiamo insieme; gli altri, nonostante vicinissimi, li abbiamo salutati solo virtualmente, grazie a Zoom, sfiorando con le dita il monitor del computer per sentirci insieme.  La messa su YouTube, seduti sul divano nel soggiorno, tazzina di caffè in mano.  Grande la tecnologia, però, che ci permette di fare queste cose.

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Ovviamente di provviste ne avevo in abbondanza, essendomi preparata all’inizio di questo incubo, per cui la dispensa era piena di tanti cibi.  Frugando, ho trovato tutto ciò che mi serviva per preparare il timballo di maccheroni, un piatto che non conoscevo finché non mi sono sposata, antica ricetta di mia suocera.  Erano anni che non lo facevo – preparazione lunga e di più fasi – ma di tempo ne ho anche troppo adesso, per cui mi sono messa all’opera.  Un pasticcio di pasta condita, straripante di polpettine e di formaggi, rivestito di sfoglia a base di sugna, infornato per poi riemergere bello dorato e aromatico, un profumo che riempie la casa e ti invita a tavola.  Naturalmente accompagnato da polpette e salsicce cucinate in un tipico ragù napoletano denso e saporito.  Bello grande, questo timballo, il mio pièce de résistance, durerà a lungo, forse ne metto anche una fetta nel freezer.

Niente colomba delle Tre Marie quest’anno; ribadisco che non sono uscita.  Però, perché non provare a farla? Il tempo ce l’ho, e anche il preziosissimo lievito di birra, nonché la meravigliosa frutta candita comprata al mercato coperto di Modena l’estate scorsa, durante forse il più bel e rilassante viaggio della mia vita, con mia figlia, ospiti dei miei simpatici parenti modenesi, che ci hanno accolto con tanto caldo affetto da farmi commuovere.  Ed è uscita una meraviglia, questa mia colomba casalinga!  Di forma perfetta, quasi identica a quella comprata, con quella crosticina dolcissima e croccante, e dal profumo meraviglioso!  Vero, mi mancavano le mandorle intere, ma insomma, ci si adatta. Poi la mia figlia più piccola, che ho la gioia di avere ancora a casa, ha deciso di fare un dolce con delle banane che si stavano un po’ annerendo.  E che dolce! Un Banana Cobbler americanissimo, cremoso e delicato, con una crosticina a base di fiocchi d’avena.

Pasqua è avvenuta, nonstante tutto.  Cristo è risorto e ci porta la speranza di un futuro pur sempre luminoso, presto liberato dal diabolico Covid 19.

Non mollate, amici!  Siate dolci, siate fiduciosi!  Anche questo passerà.

Happy Easter!

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