C’è posta per voi

21 marzo 2018

Ci sto pensando con grande serietà. 

Ci sono quelli che amano diventare desaparecidos.

O, più probabilmente, se ne infischiano. Di me, di te, insomma di tutto ciò che non abbia a che fare con il loro pomposo ego.

Vorrei vedervi lì, dall’altro lato del monitor, tremolanti e ansiosi, in attesa del mio verdetto.

Bocciati, direi.   Nella pagella della vita.

Voi che avete voltato il capo, preferendo non sapere, non capire. Presi dai vostri mille impicci e casini (auto-creati, naturalmente), tagliate i legami casualmente, come se gli altri non fossero mai esistiti. E non parlo dell’inquilino del terzo piano o del salumiere.

Forse rosi da un’invidia che non vi ha mai dato pace, invidia infondata, ma che vi ha creato tanti film nella testa.

Esseri dalla vita personale catastrofica (ma che continuate a difendere come vostra scelta), state a stento a galla, ma vi ostinate a prendere a pugnalate il prossimo.

I desaparecidos devono finire dalla signora Maria, direi. Forse l’unico modo di scuoterli un po’, sconvolgerli, riportarli alle loro origini di esseri umani (stato da loro tristemente abbandonato).

Forse anche l’unico mezzo per sentirli o vederli,  se solo per curiosità.

Attenti, dunque, cari desaparecidos, che l’invito potrebbe essere in arrivo!

Ma sappiate che conduco io le danze, ossia l’eventuale apertura/chiusura della busta.

Fatevi belli, perché il postino è già in bici e sta per suonare il campanello.

C’è posta, c’è posta!

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