La scomoda verità

15 febbraio 2016

 


Per me, il festival l’ha vinto Clementino

La voce della verità, senza filtri PC, ma espressa con grande classe ed eleganza, anche nella sua forma rap.

Un rap onesto e passionale, il suo, ogni parola una spina, una lacrima, una scintilla di rabbia.

Chi non è lontano non capisce un cavolo della lontananza, dell’ingiustizia della vita.

L’apatia della gente.

E ce ne sono di apatici.   O forse dovrei dire egocentrici?

Vivono nel loro microscopico universo personale, gli indifferenti, circondati dai loro piccoli lussi che rappresentano la gamma dei loro interessi e valori (beh, valori…), intenzionalmente ignari di qualsiasi evento o persona che possa scuotere un po’ quel loro mondo meschino ma comodo.

Insomma, non vogliono saperne.

Quando sei lontano forse pensi troppo. Il passato è un quadro che non osi nascondere in soffitta, ma ti schiaffeggia ogni volta che ci dai uno sguardo.

Andarsene non vuol dire dimenticare o bloccare. Te lo tiri appresso, quel baule senza rotelle, ti struscia l’anima, ma non lo molli.   Allunghi le braccia, tu, le stendi al limite, cerchi di sfiorarli con le dita, ecco, quasi ci sei, ne senti il calore anche se tenue…

Ma ci sono quelli che ti bloccano, ti cacciano la mano. E anche se non te la sbattono in faccia, la porta, la lasciano socchiusa, ma quando provi ad entrare, ti guardano storto.

Si sono tirati indietro, loro, vogliono uscire dai tuoi ricordi.

Pare che il telefono funzioni a senso unico, diretto solo verso est.   Rispondono con freddezza, loro, quando porgi la mano. Sono (appena) civili, sai che hanno l’occhio all’orologio anche se non li vedi. Insomma, ci sono altri stimoli (quasi sempre banalissimi) nella loro patetica giornata, più importanti della verità. Si nascondono sotto un manto di menefreghismo e strillano ho-tanto-da-fare-che-davvero-conta perché non sanno più dove cacciarsi, spiriti insipidi, vuoti.

Cosa li spinge a tale inspiegabile comportamento? Paura, insicurezza, gelosia, invidia?

Che tristezza mi fate, per me e per voi, esseri apatetici che condividete parte della mia historia vitae, ma da cui vi sottraete con tanta spietatezza.

Stanca sono. Di stendere le braccia finché mi si lacerano, di comunicare con estrema difficoltà e inquietudine. Sfinita, disgustata, sopraffatta dalla collera…

Ma non mollo.  Capito, apatici?  NON MOLLO.

Non vi permetto di svincolarvi. A volte vi detesto, vi mando al diavolo, vi (mi) dico basta, mi avete rotto, non ne valete la pena…

Ma l’anello della nostra catena comune ci unisce ancora.

E non si spezzerà.   Mai.

“E quann stong luntan, ricordo qualche anno fa”.

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