Anno nuovo, atteggiamento nuovo: devo diventare un tantino più tosta

2 gennaio 2016

Io le promesse per l’anno nuovo non le ho mai fatte.Mara, Rockfeller Center, January 2016

Se decido di fare qualcosa, la faccio e basta, non ho bisogno di metterlo su
carta bollata.

Comunque è una pratica troppo stressante. Si usa molto qui in America, a volte nella forma di gran giuramento formale espresso davanti a tutti o postato sui social. Di solito si tratta di sciocchezze, tipo perdere peso (numero uno), bere di meno (non parlo di Coca Cola), contare fino a dieci prima di aprir bocca (consiglio che dovrei seguire), e robette innocenti. Poi, naturalmente, dopo tre giorni (una settimana massimo), tutta la buona volontà se ne va al diavolo, e ci si ributta dentro ai soliti peccatucci più o meno seri. Ergo, uno stress esorbitante, vergogna, sensi di colpa, corrosione dell’autostima già tanto fragile.

Però.

Certe cose vorrei proprio cambiarle.  I sentimenti.

È possibile cambiarli volontariamente? Insomma, mi piacerebbe eliminare certe emozioni che dovrebbero essere spente subito dopo un evento (o tre, quattro, dieci) bruciante.

Vorrei imparare a infischiarmene.

Sembra una promessa dura e senza cuore, ma ciò è esattamente quel che mi preme.

Ne conosco di persone che se ne infischiano, eccome. Esseri egocentrici, il cui unico scopo vitae è di continuare a venerare all’altare del loro io. Che poi non è (né è mai stato) un granché. Ma la parte peggiore è che questi esseri egoisti credono di essere dotati di grande generosità, si rappresentano come veri e propri benefattori dell’umanità, soprattutto di quei poveracci che hanno il dubbio onore di appartenere alla loro vita.

Tu stai zitto perché.  Perché.  Che altro puoi fare?  Cerchi di essere educato, di rimanere in controllo, perche sei un adulto,  accidenti,  stringi i denti, stay cool.  Poi  un taglio netto non lo vuoi, non ne vale la pena.

Vieni accusato di atti/pensieri/gesti offensivi, dato che ogni opinione che non coincida con la loro diventa un affronto personale. Loro sono sempre nel giusto, anche se si sono creati una vita talmente incasinata che sta logorando l’anima di quei poveri disgraziati che si tirano appresso by default. Una valanga di problemi che rotolano giù con furia, ingrandendosi a velocità fulminea, schiacciano sentimenti e legami, creano un ambiente desolato, abbattono tutti i ponti.

(Che impresa erculea riparare quei ponti!)

Ammaliati dal culto del narcisismo,  ignorano la sofferenza e l’angoscia altrui,  s’infilano nello specchio della superficialità per continuare il loro tragitto solitario. Si liberano di chi dà loro noia comportandosi da esseri normali, persone – di qualsiasi età – che si mettono ‘di mezzo’, e vanno a divertirsi perché c’è altro?

(La crudeltà nutre l’odio; l’odio diventa distacco.  E ci si trova davanti a una distesa di silenziosa solitudine.)

I giochi d’infanzia, la magia delle storie segrete inventate lì per lì, i sussurri nel buio della tarda sera, quando si fantasticava a cuor leggero e infinitamente speranzoso.

Tutto spietatamente obliterato.

(Ma non si può vivere senza la tenerezza del passato.)

Sono giudici severi, non perdonano un errore.  Anzi lo usano, l’errore – benché antico, ingenuo – per eliminarti dalla loro esistenza, in modo che la tua presenza non violi il loro desiderio di assoluta libertà.   Calpestano tutto (tutti) per tenersela cara.

Insomma se ne fregano.

Posso diventare così anche io? Mi farei una pellaccia bella dura, potrei parare le mazzate e, sì, anche lanciare frecce più precise.

Non sentirei.   Niente.

Vediamo che mi propone l’anno nuovo.

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