Tutti pazzi per Thanksgiving

22 novembre 2015

In America le feste cominciano adesso. La grande celebrazione di Mara with magazines, red trenchThanksgiving è il punto di partenza della stagione.   Si corre, si compra (grandi saldi, i migliori dell’anno, e oh quei cuissardes di camoscio grigio da favola!), si preparano manicaretti e dolci tradizionali.

Ci stressiamo, ci esauriamo, ci viene da piangere e da urlare e di mandare tutto al diavolo.

Ma siamo felici.

Scoppiamo di gratitudine per tutto – la vita, l’amore, figli, il cibo (sempre il cibo), la gloria di questo grande paese che, nonostante tutto, è ancora l’unico posto dove desideriamo trascorrere tutti i nostri giorni.

Che altalena, ‘sta vita; che cadute, che mazzate. Sentirsi soli, in preda a paure anche illogiche, voglia di lasciarsi portar via dal vento di un futuro che non capisci.IMG_2403

Rimorsi, rimpianti, furia velatamente nascosta sotto quel sorriso stanco che ti dipingi in faccia tutte le mattine.

Gli anni procedono senza pietà, ti caricano altre colpe sulle spalle, e tu devi raddrizzarti e riprendere il percorso. Perché non ci arrendiano, noi, siamo forti e determinati. A un certo punto, il bello poi ritorna. È sempre così, anche quando il buio è talmente fitto che non immaginiamo più niente.

Che meraviglia è stata la mia vita! Quante gioie, quanti momenti di assoluta felicità mi ha donato, brevissimi, ma talmente potenti che se penso a certi volti, certi occhi, certi profumi, certe canzoni, un brivido mi scorre elettrico nel sangue e mi scombussola il cervello. Perdo l’equilibrio e ci ricasco, dentro a quei ricordi, nonostante non lo desideri, accidenti.

Ma non cambierei niente.

Quei ragazzi, giovani, teneri e crudeli, erano miei, innocenti e sentimentali, dolce tortura dei sogni senza fine. Miei, da ragazzi; ora uomini di altre. Ma va bene così. Come dice una nuova canzone country infinitamente toccante (e infinitamente pragmatica), “io e lei abbiamo avuto ciascuna qualcosa che l’altra non avrà mai”. A lei il futuro, a me il delizioso passato che non invecThanksgiving front doorchia.   La parte migliore, sul serio, perchè si sa bene ciò che succede quando un rapporto che schiocca di scintille imbocca il viale della routine, della noia terrificante, dei sospiri espressi solo la notte con la faccia nel cuscino.

Viva il passato, la sofferenza, le lacrime trattenute perché così si fa, le maschere lievissime ma scintillanti che indossiamo! Loro creano i poeti e gli artisti, le parole sublimi, le note divine, la manna che ci nutre quando ci chiniamo afflitti.

Vi ringrazio, vecchi amori, vecchi amici, care strade dell’infanzia, vi sono riconoscente ogpicturegi come allora.

Il vostro tocco perpetuo mi accende l’anima, mi apre il flusso creativo, mi dà il coraggio di prendere il volo.

Grata, questo Thanksgiving, serena.

Appendo una ghirlanda colorata dalle tinte autunnali sulla porta di casa, e l’aroma cremoso della Pumpkin Pie mi scalda dentro.

 

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