La televisione per imparare le lingue? Certamente!

21 ottobre 2015

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Dovrebbero pagarmi.  Quelli della RAI. Oh, quanta pubblicità le faccio io, una cosa continua, durante le mie lezioni d’italiano. Abbonatevi al canale, esorto i miei allievi con grande entusiasmo, vi farà bene, vi aiuterà ad ottenere una miglior comprensione…E pure l’altro, il Mediaset, che credo sia il cinque in Italia.

Infatti, ci piaccia o no, la televisione è una gran cosa. Lo so, non si ammettono cose del genere, non è da intellettuali guardare quei programmucci banali, canzonette da poco, fiction sciocche, discussioni politiche barbosissime.

Ma, cavolo, non è vero.   La televisione ci porta il mondo in casa, e se non fosse per lei, saremmo davvero dei grandi ignoranti dal punto di vista di pop culture, e di tutto il resto. Insieme a Internet, of course, un altro grande strumento informativo super-necessario.

Allora, ritornando alla RAI, io registro i programmi sul DVR, poi, la sera tardi, quando sono quasi in fin di vita dalla stanchezza, mi lascio cascare sulla poltrona e afferro il telecomando.

Ecco qui, la mia lista: Provaci ancora Prof!, Tale e Quale Show, un paio di film e pure Affari tuoi. Più altri che non oso neanche menzionare (perché direste: Cosa?!). Ma qui vi sbagliate, voi che snobbate la TV. Si impara! Ti insegna a parlare, la TV, ti trasporta nell’ambiente che ti interessa, ti aiuta ad immergerti.

Anni (anni e anni) fa, anch’io, giovanissima donna italiana in America, accendevo la televisione e cercavo di capire. Certo, il mio inglese scolastico mi aveva dato una base grammaticale, ma comprendere le persone che parlavano velocemente era tutt’altra cosa. Diciamo impossibile. Era solo wa wa wa, wa wa, wa wa. Suoni nasali, parole farfugliate. E tutte le voci erano uguali. Io addirittura non distinguevo la voce del mio nuovo marito americano da quella di qualsiasi altro uomo! Tutti tali e quali.

Enter television. Alcuni programmi, tipo le soap che attanagliavano l’attenzione di mia suocera, offrivano un dialogo semplice e chiaro, e ciò mi invogliava ad imparare, mi seduceva, mi entusiasmava. Un po’ alla volta, sempre (tutto) un po’ alla volta…

Via, cari studenti, incito io, guardatevi i programmi italiani, aprite le orecchie e la mente!   Oppure, non guardate neppure, ma tenetela accesa e alta, la TV, mentre, che so, cucinate o vi fate la barba.   Accettate, assorbite i suoni stranieri, che presto stranieri non saranno più.

Certo di cavolate sulla Rai ce ne sono; anche una fiction abbastanza divertente come Provaci ancora Prof!, talmente improbabile, come il fatto che il bel Gaetano sia perdutamente innamorato di Camilla che ha tutto il fascino di un aspirapolvere. Via, produttori, questa proprio non ce la beviamo!   E quella despota della figlia diciassettenne che ha il controllo totale dei genitori, con quella faccia da schiaffi. Che le darei molto volentieri. Soprattutto mo’ che è rimasta sfacciatamente incinta ed esige supporto da quei due cretini di mamma e papà che sono talmente politicamente corretti da ignorare il fatto che la piccola Livietta dovrebbe essere chiamata una parola che fa la rima col suo nome e comincia con la t…

Però c’è poi Tale e Quale, un programma di grande qualità e professionalità, condotto egregiamente da Conti. Fantastici, gli interpreti, divini. Soprattuto Karima, wow, che talento! Programma però questo che riceve una reazione piuttosto tiepida dagli americani.   Perché, ovviamente, non conoscono i personaggi dello spettacolo italiano, e poi, beh, si sentono piuttosto a disagio vedendo artisti bianchi col viso scurito per interpretare un nero.   Insomma, non è politicamente corretto qui, e la gente non sa come reagire. Tempi strani, questi in cui viviamo.

Un programma che però non consiglio ai miei allievi è Techetecheté. Semplicemente perché non potrebbero mai capirlo. Grande Techetecheté, un viaggio nel tempo, un ritorno alla mia storia antica, alle serate trascorse davanti al vecchio televisore in bianco e nero, scomodi sulle sedie della sala. Portici, anni settanta, a ridere con Franchi e Ingrassia, a ballare con Raffaella, a soffrire con Cocciante al piano. Canzonissima, il Festival, La freccia nera, Rischiatutto (la signora delle parrucche, ve la ricordate?). La mia  “Time Machine”, questo Techetecheté  (anche se il nome mi da’ infinitamente ai nervi).

Evviva la TV, dunque, non mi vergogno di dirlo, di gridarlo al vento. Vento del passato che fugge nel futuro, con le sue nuvole risonanti della bella lingua.

Imparate l’italiano, signori. E accendete pure la televisione.

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