Alviero: la saga di una borsa

 

30 marzo 2015

Dico Martini.  Prima Classe.  Time Travel.

Allora.  Amore a prima vista, qualche anno fa.  Vidi le mitiche borse in una picturevetrina a Napoli – oppure a Portici, al Viale, non ricordo con chiarezza.  La carta geografica vintage, quel chiaroscuro di rilievi, mari e isole, nomi esotici e no, quel tessuto stampato coi dettagli in cuoio, le targhette dorate, il Made in Italy che tutti aneliamo.  Io, entusiasta viaggiatrice, appassionata di geografia al punto di secchionaggine (sapevo a memoria le capitali di tutti i paesi del mondo un tempo, che poi dopo sono cambiate mille volte), innamorata dei documentari di travel, bramosa di girare tutti i continenti, di osservare ed assorbire culture straniere, zelanteworld citizen, non potevo che perdere la testa per tali oggetti.  Purtroppo c’era un ostacolo considerevole: il prezzo salatuccio.  Nonostante io sia una appassionata fashionista, il mio budget è a livello molto inferiore ai miei desideri di style.  Ecco i sospiri, il naso schiacciato contro il vetro, gli occhi che accarezzavano le belle borse dei miei sogni, ma un oceano ci separava.  Neanche un portafogli sarebbe stata una spesa giusta, sarebbe dire, senza soffrire di sensi di colpa.  Una volta quasi feci la pazzia di comprarmi un portachiavi di Alviero, ma spendere tanto per un pezzettino di cuoio proprio non mi andava.  Mi allontanavo col cuore pesantuccio, qualche scintilla di rabbia e un tocco di invidia per le signore all’interno del negozio, che godevano la gioia di tastare con le dita le mie borse del cuore.

Qualche anno passa, non ci penso tanto, ovviamente la vita continua il suo ritmo frenetico, e lontane dagli occhi lontane dal cuore, le borse di Alviero Martini mi svaniscono un po’ dalla mente.  Comunque, qui negli States non sono un granché conosciute, non me le trovo davanti continuamente, il ché mitiga la tortura.

Un bel dì, però, un paio di settimane fa, mentre girovago su ebay, mi trovo davanti la foto di una splendida Alviero Martini, ad un prezzo pazzesco (ragionevolissimo!). Le dita assalgono il mouse, punto, ingrandisco, leggo e rileggo, non ci credo, mi spuntano lacrime di gioia.  Nuova, con le targhette del prezzo originale, una grande borsa a spalla, dagli angoli arrotondati, la mappa del Sud America, mi scintilla davanti agli occhi in tutta la sua gloria.  In asta.  Clicco, offro il mio prezzo.  Aspetto.  Trascorrono due giorni, e nessun altro offre di più.  Ancora tre giorni in asta.  Sarà mia?  Incrocio le dita, prego e continuo ad aspettare pazientemente (ma col cuore in gola).  E c’è pure un bonus, ve l’ho detto?  Un bellissimo portafogli, pure nuovo di zecca, accompagna la dolce borsa.  Insomma un piccolo shopping miracle.  Arriva la giornata finale, sabato, io aspetto qualche minuto, poi corro a guardare il computer, convinta di vedere la scritta: Congratulations!  You won! Insomma che ho vinto io.  Ma no! Osservo con orrore che un altro acquirente si è presentato all’ultimo secondo, ha offerto due dollari di più e mi ha soffiato la borsa! picture

Mi si affloscia l’anima, si dilegua la speranza, la dolce attesa…Vado a letto abbattuta, anche infuriata con me stessa per essermi lasciata sfuggire l’occasione, dovevo seguire quell’asta falsa-calma dalla mattina alla sera, ecco.  Forse non era destino.

Ma domani è un altro giorno.  Indeed.  E il domani mi rioffre la borsa!  Il venditore mi manda un messaggio, dicendo che l’acquirente ha cambiato idea e ha cancellato l’ordine.  La desidero ancora la borsa?   Per poco non mi fratturo il dito, clicco incessantemente finché la borsa è nel mio carrello, e tutti i numeri della carta di credito sono al loro posto con precisione.  Vai!  Ce l’ho fatta!  Tra quattro-cinque giorni troverò un bel pacco sui gradini di casa.

Ma la vita ama sorprenderti.  Torno da scuola, nessun pacco.  Okay, forse domani.  Però il tracking di ebay mi assicura che la borsa è stata consegnata al destinatario.  Cosa? Il destinatario sono io, e della borsa non vedo neanche l’ombra!

Panico.

Faccio il giro del perimetro della casa, cerco sotto i cespugli, dietro le scale, nel cortile del retro.  Niente.  Chiedo alla vicina se per caso il postino le avesse consegnato un pacco per me, ma no.  Chiamo mio marito al cellulare: l’hai preso tu?  Quale pacco? Ok, non importa, maledizione…

Risalgo in auto e corro all’ufficio postale, attendo in coda col fumo che mi esce dalle orecchie (credo fosse visibile, da come mi guardavano gli altri clienti), aggredisco l’impiegata, dov’è il mio pacco? L’avete consegnato ad un altro indirizzo? Esigo una spiegazione!…Mi assicura che è stato depositato davanti alla porta di casa, ecco adesso chiama il postino che è ancora in giro a fare consegne, poveretto, ma non risponde al cellulare, lascia un messaggio, promette di telefonarmi non appena sa qualcosa, mi dà sguardi impazienti e un po’ irritati (lei è irritata? Adesso la strangolo…).

Un’idea mi folgora!  Ogni tanto mi arriva della posta per una persona che abita in una strada dal nome molto simile alla mia, allo stesso numero.  Mi aggrappo al volante e corro a verificare.  Trovo la villetta, parcheggio, c’è una scalinata, poi una veranda.  Salgo furtiva, guardo un po’ in giro, nessun pacco…L’avranno portato dentro?  Oso suonare il campanello, Scusate il disturbo…No, non oso.  Mi prenderanno per pazza.  Ma se avvisto una signora con la mia borsa (rubata!) in giro per la città, le correrò incontro, esigendo la mia Alviero, accusandola di furto! Rischierei l’arresto per la borsa dei miei sogni?  Ok, calma.  Respira.  Di nuovo.  Altro che respirare…

Torno a casa un fascio di nervi, delusa, frustrata.  Squilla il telefono, e l’impiegata postale mi riferisce che ha parlato col postino e lui è certo di aver lasciato il pacco a casa mia, esattamente alle nove meno un quarto.  Non è vero, insisto, quasi dandogli del bugiardo, dove sarebbe allora il dannatissimo pacco? Me lo dica lei, mio marito non l’ha preso, la vicina neanche, mia figlia…mia figlia? Oops.  Mia figlia.  Doveva uscire di casa poco dopo di me.  Verso le nove meno un quarto.  Saluto, leggermente impacciata.  Proviamoci, figlia cara.  Le mando un SMS, e lei risponde tranquillamente che sì, un grosso pacco è arrivato stamattina, proprio quando aveva chiuso la porta, già messo l’antifurto, poi non voleva rifarlo, allora ha buttato il pacco in macchina e se ne è andata.  Sorry, mi sono dimenticata di dirtelo…

Brava, ed io qui che per poco non mi faccio scoppiare una vena.

Mi dirigo di nuovo all’ufficio postale, con la coda tra le gambe. Devo scusarmi per la mia certo non necessaria aggressività, no? Porgo le mie scuse col cuore, quasi mi presento col caffè come offerta di pace…Mi vergogno un po’, mi dispiace da morire di aver accusato – in quel mio momento di temporanea pazzia – quel povero postino di inefficienza.

Ma tutto è bene quel che finisce bene.

La borsa è ancora più bella di quanto mi aspettassi, e non mi sembra vero che ce l’abbia tra le mani.

Benvenuto a casa, Alviero!

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