Quando ci metti anni a capirlo

2 marzo 2015

Me lo diceva continuamente.  “Comincia adesso, lo puoi fare, credimi, devi pictureusare la tua intelligenza, poi sei una Di Sandro, perbacco, eccetera eccetera”.  Mio padre.

Voleva che insegnassi l’italiano.  Quando abitavo in America già da qualche anno, e conducevo una vita diciamo banaluccia (dopo l’emozione iniziale) sprecando forse l’intelletto su cose alla portata di tutti.

Eh, ce ne è voluto del tempo (una vita intera?) prima che riuscissi a prendere le redini della mia vita, che cominciava un po’ a vacillare, e mi svegliavo con un senso di freddo insostenibile ogni mattina.

Lentamente, animata da entusiasmo leggermente contenuto da comprensibile timore, cominciai a guardarmi intorno, a ricaricare le batterie, a tuffarmi nell’ignoto che poi non lo era.

Ed eccomi qui tra di loro, i miei cari, importantissimi allievi, che non lo sapranno forse, ma mi regalano gioie ed emozioni ad ogni lezione.  Mi sento viva, ecco, mi sento in missione, in volo, potente, concentrata su uno scopo importante e universale.

Noi donne voliamo a cavallo dei sogni, sperando di arrivare ‘lì’, dai nostri cavalieri azzurri e galanti, che ci prenderanno per mano e il volo continuerà all’infinito, forever more.

Di solito si casca.  Okay, si casca sempre, e basta.  Non possiamo stringerci a loro, perché eroi da romanzo non lo sono, i signori, anzi.  Sospiriamo in attesa, ma quanto lasciano a desiderare.  E mica vogliamo tanto, noi donne leggiadre e speranzose, leali (più o meno), tenere e seducenti.  Ma loro non capiscono, piuttosto ottusi, insomma.  E finiscono col perdere tutto.  E ben gli sta.picture

Poi c’e la cosiddetta comfort zone, generalmente chiamata famiglia.  Sempre disposta ad accoglierti, calmarti, ristorarti, un dolce abbraccio che cancella il male del mondo.  Che balle.  Certo che lo vorremmo, noi tutte anime romantiche, scrittori, idealisti, ma non è sempre così.  Il coltello lo tengono per il manico, loro, benconoscendo le tue debolezze, e la sua lama appuntita ti penetra all’improvviso nell’anima, traditrice.  Pochi sono coloro che possono abbandonare la loro pena nel grembo calmo e caldo dei familiari.  La natura umana è complessa e volubile.

Allora ti aggrappi a ciò che conosci e che ti illumina dall’interno, ci metti la più sincera buona volontà, e t’innalzi, radiante, consapevole di esserti realizzata.

L’insegnamento della mia lingua madre mi offre questo.  Studenti entusiasti e appassionati mi guardano con speranza, mi ascoltano con rispetto, visi sorridenti, attenti alle mie storie di un’infanzia magica, con quello sfondo di paesaggi incantevoli.   Sono interessati, loro, affascinati da ciò che so e che sono.

Grazie, dunque, a loro, per esserci per me, quando ne ho bisogno (e ne ho spesso bisogno).

E grazie a te, babbo, per sapere tanti anni prima di me che cosa veramente desiderassi.

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