Tanto, tanto grata

23 novembre 2014

Eccoci di nuovo a novembre.  Un mese normale in Italia, ma in America solo una parola lo descrive: Thanksgiving.  La grande festaall-American, il giorno del ringraziamento, gli indiani gentili, i pellegrini, la pictureMayflower, la crostata di zucca, il pan di mais e il tacchino farcito.

E grata lo sono.  Per il mio fantastico paese di adozione, gli Stati Uniti, che mi ha accolta con calore, affetto e un milione di opportunità.

E per l’Italia del mio cuore, che mi ha dato vita, i ricordi più meravigliosamente strazianti e questa maledetta anima romantica che mi ha sempre fatto più male che bene.

E sono grata per i momenti tristi.  Mi hanno resa forte e risoluta, indipendente, stoica e infinitamente pragmatica.

Come le persone che sono uscite dalla mia vita (e a cui credevo di tenere).

Che non sapevo fossero nocive al mio equilibrio mentale.  Ma l’ho scoperto dopo,  (tardi, come sempre), quando hanno mostrato le penne e mi sono resa conto di che stoffa banale erano fatti.  Ovviamente tipi egocentrici e timorosi, dai sentimenti vaghi, poco concreti, disposti solo a tenersi ben stretta la noia sicura della loro vita quotidiana, rinunciando così anche a un minimo di pura felicità.  Individui deboli, conformisti, rassegnati a vivere in grigio.

Ma, grazie a Dio, sono finalmente scesi dal mio treno, a vagare la solitudine picturetriste e insignificante dell’esistenza che hanno scelto semplicemente per comodità.  Tipi poco passionali, che si sono auto-privati delle gioie che offre la vita a coloro che osano.  Questi tipi non osano.  Impacciati, noiosi, preferiscono trafficare tra le carte o osservare gli extreme sport (che non si azzarderebbero mai a provare), che cogliere l’attimo ed immergersi nel momento.  Che poi non ritorna.  Rari i momenti di pura gioia, signori, effimeri, il soffio di un angelo che svanisce nel passato lasciandovi  soli e sterili.  Avete perso tutto.  What a shame.

Continuate il vostro percorso, dunque, anime perdute, nella densa nebbia fredda di Milano o su per Bellavista, strade solitarie, vuote, senza uscita.  Le avete scelte voi.

Ma mi avete liberata dal peso di rapporti scomodi.  Sono leggera adesso, free, molto più saggia, avida di provare ciò che la vita continua ad offrirmi.  Che splendore il futuro, quanto da assaggiare, toccare, sentire, respirare, vivere.

Dunque, ringrazio di cuore, questo Thanksgiving, la vita che ha spezzato i legami stressanti, ingombranti, privi di un futuro.

(E anche per regalarmi la felicità materiale di tutti questi mega-negozi di calzature che continuano a fiorire negli shopping centers della mia città.  Avrei bisogno di un armadio tipo stadio, alla Carrie Bradshaw. ;-).

Evviva, allora, la Cranberry Sauce (appena preparata), la Pumpkin Pie e quel bel tacchino arrosto dorato, nonché le nuove decollété firmate di pelle rossa che saranno perfette per la mia festa di Thanksgiving.

Thus all is well.

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