Se fossi andata al mare a Ischia…

2 settembre 2014

…forse abiterei ancora a Portici.  Oppure a Roma (cosa che volevo tanto da ragazzina).  Magari anche al nord, chissà.  Insomma, se i miei avessero pictureacconsentito a quella vacanza balneare a Ischia, al minimo sarei ancora in Italia.  Ma una vita è passata da allora e quell’estate del millenovecento eccetera eccetera è quasi un sogno.  No, non è vero…Dovrebbe esserlo, ma la ricordo troppo perfettamente.  I soliti programmi per le vacanze, i miei genitori a battibeccare sulla zona, quanto tempo a Colli – il paese di mio padre (e lui l’unico che voleva andarci), albergo o appartamentino (dove mia madre sarebbe poi stata lo staff – cameriera, chef, ecc.), mari o monti.

Poi ci fu quella serata che trascorremmo con dei nuovi amici di famiglia.  Seduti fuori a un bel terrazzo che dava su una delle vie principali di Portici, circondati da tanti bellissimi vasi di gerani e altri fiori colorati, curati da qualcuno che aveva senz’altro un pollice verdissimo, sorseggiavamo aperitivi e aranciata.

La gentilissima signora offrì ai miei di trascorrere una quindicina di giorni insieme in una località della bella Ischia, dove loro soggiornavano abitualmente.  Allora, con la premessa che le vacanze in compagnia di altri la mia famiglia non le aveva mai fatte, in questo caso c’era un altro fattore ad aggravare la situazione.  I ragazzi.  Maschile assoluto.  Questi cordialissimi signori avevano solo figli maschi.   Tutti adolescenti.  Ed io avevo sedici anni e la testa bella alta tra le nuvole.  Potranno stare insieme, i nostri figli, i generosi signori dicevano, vi aiuteremo a trovare un posticino vicino a noi, così quando escono di sera, saranno con una bella comitiva, si divertiranno nei locali e alla spiaggia, pensateci.

Certo che io cominciai a pensarci subito.  A prescindere dal fatto che mi stavo di nuovo innamorando (una continuazione, che devo dirvi?), sentivo già il sapore delle possibili fiabesche notti estive, passeggiare in riva al mare, con addosso appena un prendisole, i piedi nudi, un braccio forte e abbronzato intorno alle spalle.  Le stelle, la brezza, la musica dei lidi cool, dove c’erano tanti giovani che si divertivano, non come il nostro, una rottura di famiglie con mocciosi piagnucolosi, il bagno a mezzogiorno in punto e poi subito a cambiarci il costume così non prendevamo freddo (a luglio).  E la sera fuori a un microscopico balcone ad ascoltare mio padre che ci dava lezione di astronomia, divorati dalle zanzare e a letto alle nove così ci alziamo presto per andare in spiaggia (evviva!).  Le notti quasi insonni a crepare di caldo e ad invidiare quelli che se la spassavano in compagnia, le cui risate infiltravano i miei sogni monotoni.

Ma eccoli lì, il babbo e la mamma, a scuotere la testa – ringraziamo di cuore, ma non possiamo, abbiamo già prenotato un posto… Balle, naturalmente, ma quel rischio non volevano proprio prenderselo.  Il rischio ero poi io.

Finimmo in montagna quell’anno, sulla Sila, non male l’albergo, molti ospiti, intrattenimento serale, pure con balli.  Ma era l’arrivo giornaliero del postino che mi faceva sobbalzare il cuore.   E bastava la lettera che mi stringevo al seno a rendermi dissennatamente felice.  Certo che esiste ancora, un po’ spiegazzata e anche con qualche strappo.

La Sila invece di Ischia.  Sliding Doors, ecco.  Quella vacanza non cambiò il mio destino   Ma Ischia, beh, forse Ischia l’avrebbe fatto.  La sua magia avrebbe potuto trattenermi.  Anche se in fondo le favole reali non finiscono mai bene.

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