Ma solo se vale la pena

7 luglio 2014

A volte non funzionano.  Le amicizie a distanza.  Soprattutto se la distanza è tremenda.  Ci provi, tu, stai attento, cerchi di ricordare tutto (incluso come sono fatti), ci metti una valanga di buona volontà, è uber-importante mantenere ‘sto rapporto, ci conti, lo desideri…Ma quando il mare è così paurosamente profondo, a volte non ce la fai ad arrivare sull’altra riva.  Troppo faticoso e stressante.  Poi ti fermi a pensare: ma ne vale la pena? Diciamo che è necessario dare una chance alla speranza, con le fragili amicizie long-distance.  Ci deve essere un punto nel tempo, nel futuro vicino (vicinissimo!), dove si concretizzerà il rapporto.  Sarebbe, un giro insieme, un weekend, ore e ore a parlare, tranquilli, rilassati, anche programmare qualcosa per il futuro.  Eh sì, certo che conta il futuro.  Le relazioni hanno bisogno di corporaliltà (esisti davvero tu, sei di carne e ossa?), perché gli ‘amici immaginari’ non sono molto confortevoli.  Ma viviamo in un periodo storico eccezionale: l’era della tecnologia.  Che meraviglia, gente!  Tu ti trovi, diciamo, a Londra, io a Los Angeles.  Tira fuori lo smartphone, tocca qui, ed ecco che your friend legge il tuo SMS e risponde istantaneamente.  Ehi, hai un po’ di tempo durante la pausa-pranzo? Scendi giù nel cortile e mi trovi su Skype.  Eccoti qui, amico/amica, ti sento e ti vedo, carina la maglietta, stai bene con le meche, dài, fammi vedere il tuo ufficio…Doverebbe essere così.  Il più spesso possibile.  Whatsapp ti accompagna dappertutto, che tesoro.  Corri a fare una commissione, ti trovi davanti a una torta mozzafiato nella vetrina di una pasticceria.  Clicchi, scatti e invii (‘Guarda che meraviglia, caro/cara! Mi piacerebbe sedermi al tavolino e condividerla con te…Magari’. E ci aggiungi uno smiley che ammicca).  Oppure una canzone di Baglioni ti fa venire la tremarella.  Share, damn it!  Sei in vacanza, che so, a Copenaghen, sulle Dolomiti, al lago…Un paesaggio d’incanto, quel tramonto arancione, ti ricordi di com’era una volta, in un altro posto diverso ma ugualissimo.  Vuoi parlarne? No problem: face time.  E lo ammirate insieme.   Momenti palpabili, in tempo reale.  Si può fare.  Ma non tutti ne approfittano.  C’è chi la tecnolgia la usa part-time.  Se è conveniente, comodo, non esige sforzi di nessun genere, extra-commissioni, qualche momento rubato alla routine giornaliera.  Si deve essere sempre in due (o tre, quattro) a volerlo con tutta l’anima.  Ad annullare la distanza con tutti i mezzi possibili.  Se sospiri e sussurri ‘oh magari’, conversando più o meno con te stesso, il messaggio è forte e chiaro, secondo me: troppo laboriosa questa amicizia, rassegniamoci al ‘crudel fato’ che non ci permette di sentirci vicini.  Altro che cavolo di fato! Le teniamo noi, le redini, non la situazione, non ‘gli altri’ (e quanto si usano come scusa, ‘gli altri’, vero?).  Desideri sentirli/parlarci/vederli? Al diavolo le scuse, ci si mette in moto, ci si aggrappa al dono che è il coraggio, alla forza che ci motiva, e affermi la tua autorità di un essere umano degno di tale appellativo.  Per concludere, se vale la pena, si insegue, ci si sacrifica, si rischia pure un tantino. But it takes two.  Punto e basta.

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