La parte che funziona

22 maggio 2014

Sono sempre molto impegnata, io, con i vari mestieri che mi ritrovo.  Tutti nel campo dell’istruzione, chiaro, essendo fiera figlia di docenti, praticamente cresciuta nella scuola.  Ma ce ne è uno che mi sta a cuore: insegnare l’italiano.  Devo dire che ho un gruppo di allievi FAVOLOSI.  Tutte persone picturemolto istruite, sofisticate, entusiasti viaggiatori internazionali, curiosi, sognatori, innamorati dell’Italia.  Ma lo sapete voi, che la meta turistica più desiderata dagli Americani è proprio il nostro bel Paese?  Ed eccoli qui, davanti a me, avidi d’imparare, di conoscere, di capire tutto ciò che significa ‘vivere in italiano’.  Sfinita dal mio lavoro giornaliero – alle prese con tanti bambini energici e strilloni – a volte credo proprio di non farcela a risalire in auto e guidare per un’altra mezz’ora;  poi, all’arrivo, devo disegnarmi sul viso un bel sorriso smagliante e ritrovare qualche granello di energia.  Ma lo trovo!  Sempre e subito.  Mi basta vedere questi signori sorridenti, spesso già lì, seduti al tavolo, in attesa del mio arrivo, sempre con qualcosa da mostrarmi – che sia un libro di cucina, una foto di famiglia, una lettera ingiallita, o, di solito, dei biscotti casalinghi! – che una nuova gioia mi esplode nell’anima e nel corpo e non vedo l’ora di cominciare il mio show.  Perché questo è, cari lettori, il mio programma di lingua e cultura italiana.  Mica credete che io mi metta a sfogliare un noioso libro di grammatica (“ pagine 23-29 oggi…”) e cominci a recitare regole di sintassi, vero?  Beh, ecco, sì, questo lo faccio, certo, è necessario, ma…a modo mio.  Coniughiamo per benino l’imperfetto del verbo essere, poi aggiungeteci un aggettivo a piacere e vediamo che frasi ne escono.  Ovviamente le frasi diventano sempre più creative, il ché mi ricorda di quella volta che avevo circa quindici anni ed eravamo in gita a Gaeta quando arrivò quel cane che doveva avercela con me…Ci sono le scene di film – vecchi e recenti – da far vedere su YouTube, soprattutto quelli che celebrano la meraviglia e l’eccentricità del mio Sud;  un’aria struggente della Traviata, le note calde e sexy di una canzone di Biagio Antonacci.  Mi sento viva, orgogliosa, fortunata e infinitamente grata, quando sono con i miei studenti americani.  C’è chi mi dice che viene solo per ascoltarmi, per assorbire quell’accento conosciuto ma dimenticato, figlio di emigranti italiani, parole e frasi che significano il calore della vecchia famiglia, ricordi cari e importanti.  Ma provengono da tante culture, i miei allievi. Adoro osservare un’ elegante signora ebrea mentre legge un passaggio di un racconto di Calvino, pronunciando ogni lettera con fervore e precisione, con un accento leggermente toscano.  Infatti ha trascorso anni a Firenze ed è qui per mantenere la sua conoscenza della lingua che le ricorda un periodo felice.  Insomma, me ne ha portate via di cose (di affetti, di paesaggi, di sogni), quest’America, mi ha frantumato il cuore e strapazzata, ma in fondo, mi ha donato anche tanto.  Sono dei grandi, gli americani, non c’è dubbio, mi hanno accolta con effusione e simpatia e, grazie a loro, sono rinata, diventando la donna che sono oggi che, a volte, non mi pare nemmeno sia la stessa persona – timida e timorosa, insicura, ragazzina confusa che mollò il suo mondo tutto d’un fiato.  Thank you, America, per questa parte che funziona.

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