No, non posso fare un pupazzo di neve

7 aprile 2014

Non l’ho visto, Frozen Il Regno di Ghiaccio.  Non ce la faccio.  Ne conosco la trama, ho dato un’occhiata (esitante) al trailer, ho ascoltato qualche canzone.  Ma non fino in fondo, tronco di botto, quando sento di non reggere.  Le sorelle picturesono angeli, ma ce ne accorgiamo, noi, quando viviamo tranquillamente la nostra infanzia, l’adolescenza, e loro sono sempre lì?  Per restarci forever, no?  No.  I nostri giochi complicati, le storie che ci inventavamo, di famiglie immaginarie, immerse in avventure meravigliose, sogni innocenti avverati con la fantasia.  Parlavamo a lungo di notte, noi, i nostri letti separati dal comodino, nostro padre che passava ogni tanto a dirci di smetterla, via, è tardi, andate a dormire…Ma la sua voce infantile, leggera e insonnolita, placava il buio ed io mi sentivo tranquilla e dolcemente non sola.  La sorellina che seguiva i miei drammi esistenziali di sedici-diciottenne, con gli occhi spalancati, sempre avida di sapere, di capire, di aiutare.  Testimone paziente e compassionevole di tanti sfoghi e lacrime, di irruenza frenetica dovuta alle varie love stories che cominciavono sprizzanti di gioia e terminavano al più presto nel pozzo della depressione.  Ma lei era lì, tenera e generosa.  Comunque, non si sa mai dove andiamo a sbattere quando giriamo l’angolo, e a volte c’è un muro trasparente che nasconde tranelli travestiti da promesse allettanti.  Beh, ci sono finita, io, contro quel muro, e non era solido, ma fluido e ammaliante, e mi ci sono infilata dentro senza pensare, imbevuta di gioia e di speranze.  La trasparenza quasi subito si oscurò, e il passato rimase bloccato dall’altro lato.  Lo spacco non colpì subito.  Perché non si trattava di una rottura, ma sai com’è la vita, prende il suo corso, ti butta addosso una valanga di obblighi e situazioni, ti tira, ti spinge, ti frastorna e fa sbiadire tutto il resto.  Quel che conta.  Flashback: millenovecento eccetera.  Giornata di sole tenue, il 24 gennaio.  Le due valigie in piedi nell’ingresso, il beauty-case rosso sopra.  Emozionata, io, in attesa d’imbarcarmi sull’aereo, partivo (America!) trepidante, speranzosa, gli occhiali dalle lenti rosa perfettamente a posto.  Lei si nascondeva nella sua (nostra) stanza, rigida e chiusa.  Fragile.  Non capivo io, allora, così egoisticamente esultante, mi avviavo verso la felicità più assoluta, capite? Presa dalla più grande avventura della mia vita, quella che ogni donna (ragazza, bambina) desidera, anche se qualcuno le ha già sussurato come andrà a finire.  Ma ci crediamo mai noi?  I poteri super-naturali non li ho, non sono Elsa io, ma la ‘mia’ piccola Anna è stata colpita lo stesso, anche se involontariamente, e quelle ferite (antiche, ma vive) sono difficili da sanare.  Ma infine, anche l’oceano si può conquistare.  Però quel film non lo guardo: non ce la faccio proprio a fare un pupazzo di neve.  (Ma lo vorrei).

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