La grande illusione

16 febbraio 2014

Credevo fosse facile.  Insomma, quando si è così giovani si crede che basti un sorriso, la volontà, “l’amore eterno”, per conquistare il mondo, anche picturel’universo.  Tenera immaturità di chi è troppo piccolo e idealista per possedere qualunque buon senso.  Ma ci pensa la vita a farti maturare velocemente, a sghignazzare ai tuoi sogni, a strapazzarti non solo il cuore, ma anche qualsiasi pensiero positivo, sentimenti non realistici, quale la felicità.  Che non esiste.  E non ditemi di sì, please! Non siate anche voi così infantili, amici, dobbiamo crescere e accettare il fatto che la vita è solo una farsa.  La felicità è il nostro desiderio più assoluto.  E tutti l’assaggiamo, certo.  Un momento.  Forse due.  Gioia indescrivibile, non riesci neanche a contenerla.  Di solito ha a che fare con un uomo.  Che poi è solo un uomo, e non un dio (a volte ce lo dimentichiamo, noi donne).   Dunque, dicevo, credevo fosse facile.  Abbandonare tutto ciò che mi rappresentava – Portici, Napoli, il sole del sud, anche la pioggia del sud, e i sanpietrini che mi spezzavano i tacchi, le strade disordinate ma care, i ricordi ad ogni angolo, l’abbraccio esageratamente premuroso, ma di certo sincero, della famiglia, l’entusiasmo di frequentare l’Orientale, la brama di farmi un appartamentino tutto mio, magari a Roma.  Il futuro era dorato, brillante.  Ma ci fu il detour, uscito da chissà dove.  Certo, le vacanze in America.  Chi direbbe di no? Soprattutto quando sei ancora adolescente e la vita quotidiana ti sta un po’stretta.   Estate negli USA, sogno avverato, l’Empire State Building tutto per me, anche il ponte di Brooklyn e quella famosa statua con la fiaccola.  E poi le promesse allettanti di chi ti fa credere che dedicherà la vita arenderti felice, perché tu ‘cce credi, ecco, lo vuoi, lo meriti pure… Un continente strapieno di possibilità, seduzione alla grande, una nuvola rosa, morbida e accogliente.  Ma ingannatrice.  E ce ne vuole del tempo per accorgerti del tranello.  Perché ti aggrappi alla speranza, la stringi, ci sprofondi le unghie, la imprigioni, ma poi sguscia via lo stesso.  Ed eccoti qua a cercare di riflettere, anche se non ci capisci proprio un cavolo.  Ti rassegni.  Che puoi fare?  Beh, forse puoi tanto, ma il prezzo che pagheresti sarebbe altuccio, forse insostenibile.  Ti rassegni, dicevo.  Con la pelle, il viso, i gesti.  Ma dentro bruci.  Una fiamma inestinguibile.  Che forse farà svanire la nebbia.  Accidenti, ecco che riappare la speranza!  Eh, come dicono, quella è l’ultima a farsi schiacciare.  Okay, rimettiamoci in gioco.

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