Magari

2 febbraio 2014

Destarsi senza aggrapparsi al cuscino.  Accogliere il nuovo giorno priva di picturepaure.  L’angoscia che ti soffoca, lenta tortura quotidiana che consuma ogni desiderio spontaneo, ogni timido sogno, ogni pensiero azzardato.  Perderla, l’angoscia.  Magari.  Non restare bloccati nella morsa del presente – grigio, ferreo, sghignazzante, inflessibile.  L’aria che non ti pesi nei polmoni, maybe.   La morsa si stringe inesorabile e, nonostante tu ti dimeni e shiaffeggi il vento che ti martella, lo sai che poi finisci col perdere.  Il serbatoio quasi vuoto, quando accendi.  Via dal benzinaio, mi faccia il fill-up per piacere.  Magari.  Accettare il nuovo mese con tranquillità, senza pensare all’ansia dell’inizio e al panico della fine.  Un percorso sereno, insomma.  Non meraviglioso, gioioso, esultante.  Non mi aspetto tanta abbondanza dalla vita, non la desidero nemmeno.  Solo una mano calda e solida, che mi sostenga quando sto per scivolare nel vortice dell’inquietudine, prima che mi strapazzi e mi induca a cercare un conforto permanente, cieco e tragico.  In giro per le vie di Parigi.  Giugno, l’aria tiepida, pensieri lievi, consapevole (fremente, teneramente frastornata!) di non essere sola.  Magari.  Un caffè nero inchiostro, bollente, specchio tremulo e cupo del futuro illusorio.  Stringere forte tra le dita la tazzina, assimilarne il calore anche se ti brucia la pelle, perché fa meno male dei tuoi pensieri.  Sorbirlo seduta in un bar di quartiere, non elegante né trendy, anche se soffuso dalla luce giallastra di un interno di periferia, un giacca leggera adagiata sulle spalle, una borsa morbida di pelle rossa sul tavolino, un sorriso dall’altro lato.  Magari.  Aver voglia di spalancare la finestra e lanciarsi nella luce potente di un mattino di luglio, ben conscia che le redini le tieni tu, stavolta, e non l’artiglio crudele del destino.  Scavalcare un altro colosso – l’ultimo! – e gridare ce l’ho fatta! io, io da sola, adesso all is well…!  Ma l’inverno continua, peso quasi insostenibile, ti graffia, ti beffa, ti spacca.  Chissà chi c’è – lassù, di là – che osserva e ride o piange o se ne frega altamente.  Sdraiarsi su un letto comodo, accogliente, soffice – tutti i chiodi appuntiti, spariti; i sassi coperti di stoffa, dissolti.  Dormire, at last.   E sentire il profumo salato del mare.  Magari.

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