Vogliamo finirla con la neve?

21 gennaio 2014

Insomma, non ce la faccio più.  Con ‘sta neve.  Gennaio a New York: uno pictureschifo.  Ogni mattina, quando ti alzi, devi trattenere il fiato quando accendi la radio, incroci le dita, cerchi di rimanere calma mentre prepari la macchinetta del caffè, in attesa che il meteo ti dia notizie.  Si parla ancora di neve o no?  Di solito sì.  Un’altra giornata chiusa a casa a intristirti davanti alla finestra che ti presenta un’immagine desolata e gelida.  No, signori, non c’è niente di romantico e dolce quando nevica, solo un casino di strade pericolose, macchine che sbandano e ore di lavoro rompi-schiena a spalare davanti (e dietro) casa.  E la preoccupazione.  Che un familiare, che deve assolutamente uscire (di solito per lavoro), non torni a casa sano e salvo.  E mica tutti abbiamo la BMW o la Subaru, che, si dice, affrontano le strade sdrucciolevoli con grande facilità.  La mia piccola Toyota c’ha una tale paura della neve e dei tratti ghiacciati, ve l’assicuro.  Certo, anch’io, durante la mia vita napoletana, desideravo una bella nevicata, proprio come nei film pictureamericani o sui biglietti natalizi, con tutte quelle immagini di casette nei boschi col tetto imbiancato da soffice neve e pure il pupazzo di fronte, con la sciarpa rossa e il naso di carota (ma chi vive così?).  Una volta – non so se qualcuno si ricorda – ci fu pure qualche fiocco a Napoli, una cosa pazzesca.  Tutti a correre fuori al balcone, evviva, nevica, che belli i fiocchi, leggeri, ma si sciolgono subito (menomale)…  Naturalmente non ci fu nessuna nevicata e il sole invernale, pallido, ma quasi sempre presente, fece subito evaporare anche il pensiero della neve. Fui  delusa, allora.  Schiacciato il sogno della Winter Wonderland.  Anni dopo, quando mi trasferii in America, pure a gennaio, trovai la neve sulle strade dei sobborghi e il cuore mi batteva forte dall’emozione.  Poi la mia prima nevicata vera e propria.  Mi trovavo nel New Jersey, con la mia nuovissima cognata, in un centro commerciale.  All’uscita, cadeva la neve! Che gioia! esultai, allungando le mani per afferrare quei batuffoli fatti di niente, felice di sentirmela punzecchiare il viso, adagiarsi dolcemente sulle macchine nel parcheggio.  Certo, la faccia di mia cognata diceva ben altro: lei ci doveva guidare su quella bella lastra bianca…Quest’anno è un inverno nevoso qui a New York.  Almenopicture una tempesta alla settimana.  M’accide!  Niente bei stivali di pelle color cognac, col tacco dieci, ma solo quegli accidenti degli scarponi per la neve, e attenta a non cascare che ti rompi qualcosa e stai fresca (soprattutto in questi tempi di maledetta crisi dell’assicurazione sanitaria,good luck a trovarti un dottore!). Io sono del sud, nata a Mergellina col sole sulla pelle, in pieno agosto, abbracciata dal mare tiepido e il cielo turchino che esiste solo a Napoli.  Non ce l’ho nel sangue io, questo gelo, questo biancore, questa malinconia nordica.  Ma la vita è crudele e si diverte a schiaffeggiarti.  Eh, quanti ne ho presi…Dunque, un altro goccio di caffè, un maglione più pesante, e mi appoggio al davanzale.  Sento il richiamo caldo e seducente del forno: sì, giornata perfetta per fare un bel dolce.

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