Ritorno a Portici: The Lighter Side

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Portici, Viale Leonardo

1 settembre 2013

Allora, eccomi di nuovo a prepararmi per il viaggio in Italia.  E prepararmi devo.  Non è come se andassi, diciamo, a Londra, Parigi o Chicago, dove
spalanchi per benino gli occhi per vedere, guardare, ammirare.  Non ricevi pugnalate quando atterri, a Chicago, non trattieni il respiro per qualche secondo, non ti dai l’ordine di non farti sfuggire le lacrime.  A Chicago, a Londra, assorbi le loro meraviglie e pensi da turista.  A Napoli, beh, è tutt’altra cosa.  Il sole mi fa strizzare gli occhi, e i miraggi mi assalgono finché non distinguo più la realtà dalla fantasia/passato/sogni.  I ricordi mi si aggrappano al cervello e non riesco a liberarmene (forse non voglio).  Però.  Non sono sempre coltellate al cuore, a volte rido pure.  Via Diaz, pomeriggio.  Scendo con quelle scarpe nuove dal tacco altuccio e un po’ traballante, ma carinissime. Un gruppo di ragazzi all’angolo, appoggiati alle moto, braccia incrociate, chiassosi ed esuberanti.  Come al solito, non dò retta a nessuno, guardo dritto, naso in su, che picturesghignazzino pure, a quindici-sedici anni ci sei già tanto abituata ai ‘latin lovers’ del rione, le battute volgari, quei tentativi di seduzione super-patetici.  Ci passo davanti a testa alta e moltocool. Improvvisamente mi si spezza il tacco, mi acchiappo una storta alla caviglia e quasi ci casco adosso!  Naturalmente ho il viso in fiamme, un dolore pauroso al piede, il tacco è separato dalla suola e so che tutto l’orgoglio dell’universo non mi salverà la faccia.  Mi allontano, zoppicante e col tacco in mano, fingendo che non sia successo nulla, e menomale che il tempo ha offuscato il ricordo di ciò che avranno (sguaiatamente) gridato in dialetto napoletano!

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S. Giorgio a Cremano

Diciotto anni, sciopero al liceo.  Degli studenti, naturalmente.  So che mio padre (direttore didattico del primo circolo) si aspetta che io ci entri, in aula, e ci resti per ore, anche se nessun altro si fa vivo.  Di solito obbedisco, ma stavolta no.  Gironzolo per Viale Leonardo col mio ragazzo, spensierata (più o meno), pregustando una mattinata di pace, quando, accidenti! mi sento chiamare e vedo avvicinarsi al marciapiede la Simca verde del genitore!  Non appare spensierato lui, e non si beve la mia storia che, ecco, c’era lo sciopero e quindi io (con l’appoggio del mio scrupolosissimo fidanzato) avevo pensato di approfittarne per andare a comprare un regalo per la festa del papà…Monto in macchina e lui non dice una parola.  Una giornata chiusa in casa a studiare fu la mia triste sorte.  Il mio ragazzo?  Fortunatissimo che non ne ha prese!

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Portici, Granatello

Ginnasio superiore.  Se mi conoscete, saprete che la matematica (e la fisica e la chimica) non è mai stata il mio forte.  Mi mandano a S. Giorgio a Cremano, i miei, per ripetizioni con una professoressa amica di famiglia.  Prendo l’autobus ogni giovedì e, con grandi sospiri, mi rassegno alla tortura settimanale.  Si parla di sciopero (certo, di nuovo) domani, chissà per quale cavolata, ma per me vuol dire niente compito di algebra!  Al ritorno dalla lezione (dove non ho poi capito granché, nonostante la prof ci abbia tanto provato), salgo sull’autobus carica di libri e quaderni e trovo un posto di dietro.  E chi sta seduto lì vicino?  Semplicemente il ragazzo più figo del liceo, alto e magro, coi capelli lunghi e quel viso angolare, tanto espressivo, che mi fa palpitare il cuore.  Ciao, mi dice, anche se non credo che lui sappia esattamente chi sia (lui è più grande e molto preso dai convegni politici).  Ci vai a scuola domani?, mi chiede (ho un po’ la faccia da secchiona, o forse sono i libri…).  No, rispondo con fermezza,partecipo allo sciopero.  Un sorriso leggero (sorpreso?) gli scalda le labbra. Brava! Mi sfiora il braccio leggermente (tremo!), allora vieni all’assemblea? Scuoto la testa, Veramente, non ci vado perché non sono preparata per il compito di matematica…È come se lo avessi schiaffeggiato.  Il sorriso diventa malvagio (disgustato dalla mia mancanza di coscienza politica?), si gira e non mi rivolge più la parola.  Un percorso lungo e pesante fino a Portici.

Dunque, per le vie della mia città, penso e soffro – il teatro e quella canzone dei Pooh; l’acquazzone improvviso e la corsa nel portone in una traversa vicino al tennis; il tramonto al Granatello e il sospiro delle onde che mi accarezzava la schiena nuda.  E forse anche il metallo freddo dell’orologio che però mi scotta il polso.  Ma c’è pure qualche comica, innocente, dolce-amara, scaldacuore senza lacrime.  Grazie anche per le comiche, Portici! Non meno importanti dei colpi al cuore.

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