La Crescente, il basilico e i gerani: ‘progetto libro di cucina’

12 agosto 2013

pictureAllora, estate a New York, caldo spaccapietre e afa (quando non viene giù un diluvio semi-universale), la gente in vacanza sulla Jersey Shore, Long Island, Lage George o in qualche isola dei Caraibi.  E che faccio io?  In piedi davanti ai fornelli, a spadellare frittate di maccheroni, carbonara e sughetti al salame e panna.  O alle prese col mio grande e adoratissimo mixerKitchenAid, dove una pastella profumata di cannella o limone gira e rigira con allegria, diventanto spumosa e vellutata, e, infine, una deliziosa Quattro Quarti al cacao o un etereo Pane degli Angeli, che mi riporta indietro nel tempo: Portici, Via Colombo, il quinto piano del Parco Scarano.  Quando mia madre faceva le torte il sabato sera per la nostra colazione domenicale.  Crostate di mele o di marmellata densa e dolce, ciambelle bolognesi, crescente modenese, taralli napoletani.  Ho scoperchiato il vaso di Pandora della mia infanzia, e una Crescente with prosciutto & salamevalanga di vignette, storie, avventure, o solo parole, frasi mai dimenticate, inonda la mia vita newyorkese, quasi mi mette al tappeto. Un bel colpo, certo.  Ma l’ho voluto io, vero, e devo affrontarne le conseguenze.  Respingo immagini di aerei in partenza a Capodichino, due signori nel terminal, con sorrisi deboli e occhi arrossati; mi aggrappo invece alle padelle e alle formine da babà.  I peperoni rossi e gialli che friggono con vivacità, un bel pesto verdissimo e super-profumato nel mortaio di marmo, quelli sì che non fanno male all’anima.  Le gite a Paestum, levataccia alle sei, mia madre che incartava per benino la pizza di scarola fatta da poco (ma a che ora si alzava lei?), ancora caldissima e fragile, ma perfetta all’ora di pranzo, noi tutti seduti sull’erba all’ombra dei templi greci.  Scrivo, traduco, peso farina e burro, assaggio, trasformo in cavie i miei figli, facendo mille domande finché rispondono qualcosa tanto per zittirmi. Ma ogni ingrediente è una foto, ogni riga una leggera (ma tagliente) pugnalata, ogni parola ha una voce che di tanto in tanto frena il mio moto continuo e mi sorprende con qualche lacrima traditrice.  Ma l’asciugo io, tolgo il coperchio al pentolino e mescolo un po’, ecco quel profumino appetitoso significa la cena per stasera e basta.  Sono io qui, col grembiule da cucina coi girasoli comprato al mercato di Portici, davanti alla mia bella sleek and black stove americana, non lei, la mamma, nella sua cucina gialla col balconcino che fioriva di basilico e gerani.  Impasto con energia sulla mia lastra di marmo e ascolto Celso Fonseca sull’iPod, ma sento il legno liscio e caldo del grande tagliere di mia madre sotto le dita, vedo quei rompicturebi infarinati che lei avrebbe fritto ben presto, la magnifica e mitica Crescente che faceva lei, dorata, fragrante e perfetta con prosciutto e salamino.  Una cena da regina.  Insomma scrivo un libro di cucina, cari lettori, ricette e ricordi della mia infanzia italiana, offrirò una fetta
(importantissima!) della mia vita al pubblico americano che mi ha tanto incoraggiato ad eseguire questo mio progetto.  Soleggiata e accogliente, la mia cucina, aromatiche le mie pietanze, appetitose, colori vividi e reali.  Ma struggenti le immagini che accendono.  Ma basta.  Bolle l’acqua?

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