Gli attimi che durano

30 dicembre 2012

Veniva due volte all’anno a trovarci, mio nonno.  Il padre di mia madre Settimana enigmisticaabitava a Modena e il viaggio al sud era, insomma, non una sciocchezza per lui già avanti con gli anni.  E con gioia ansiosa lo aspettavamo sempre, noi tre piccoli di Sandro.  Prepariamogli la camera, diceva mia madre, il chè di solito significava che mio fratello doveva cedere la sua e trasferirsi nella nostra, oppure nella stanzetta piccolissima che c’era allora vicino allo studio di mio padre, dove c’entravano solo un lettino e una sedia a mo’ di comodino.  Rimaneva circa un mese a Portici, nonno Romolo, e non arrivava mai a mani vuote.  Andavamo a prenderlo alla stazione di Napoli con mio padre, no, non tutti nella Simca, perchè non ci si entrava tutti insieme, così cominciava sempre un’altra bella lite tra noi bambini per afferrarsi i due posti disponibili nell’auto.  Di solito picturenon ero io ad ottenere questo privilegio.  Pazienza, l’attesa era forse ancora piùdolce, rimanendo a casa, a dare sbirciate giù dal balcone per vedere se era tornato il babbo con il nonno a carico.  E i regali.  Importantissimi, quei regali.  Perchè erano sempre libri.  Cominciando dai volumi grandi e abbondandemente illustrati di favole classiche che ricevevo quand’ero piccina, poi lentamente trasformandosi in libri piuttosto spessi, sempre di fiabe, ma le meno conosciute, a volte strane e un po’ sconcertanti, con poche illustrazioni e la scrittura più minuta.  Ma le divoravo, io, quelle storie, anche se a volte mi veniva qualche pauruccia a ripensarci, lì al buio della notte…Ricordo tanto il “Cuore” che mi regalò una volta, un grande libro tutto blu, con le pagine d’oro, larghe e lucide.  O quanto amavo quei racconti strazianti di ragazzi poveri e sfortunati, che vagavano sulle Ande, col cuore pesante al ricordo dei loro paesaggi italiani…Poi si trasformarono in romanzi classici, i miei regali, e picturedopo in moderni, anche ‘rosa’ (via, certo che mi piacevano allora, avevo tredici anni e sprizzavo di romanticismo…), e me li tenevo tutti lì, sull’etagère, visibilissimi nei loro colori vivaci e invoglianti.  Certo, portava anche altri doni, il nonno – aceto balsamico, cotechini, marrons glacés, qualche bottiglia di Lambrusco – ma tutto il resto impallidiva all’ombra imponente dei LIBRI.  E questo interesse nelle ‘carte’ non finiva certo con noi.  Un uomo intelligente e curioso, mio nonno si accingeva a risolvere ogni santa settimana i più complicati rebus, cruciverba e rompicapo nella famosa rivista settimanale, conosciuta in tutto il mondo: La Settimana Enigmistica.  “Via, bambini, andiamo al bosco reale”, ci esortava la mattina (quando veniva in periodo di ferie), e noi correvamo a radunare i pattini a rotelle, perchè spesso era lì che andavamo a finire, alla pista di pattinaggio dei giardini della villa reale di Portici, la nostra meta preferita.  Così, lì giunti, c’infilavamo i pattini, poi tra spintoni e corse/voli temerari (mio fratello), giretti calmi e aggraziati (la mia sorellina), grande esitazione e la mano a dieci centimetri dalla ringhiera (io), ci mettevamo in moto, mentre il nonno si sedeva sulla panchina, tirava fuori come per magia una copia nuovissima della ‘Settimana’ e si metteva a lavoro.  Quante pagine colmava con la sua calligrafia ordinata e precisa, una dopo l’altra, non rimandava niente e non era soddisfatto finché tutti i giochi di parole fossero correttamente compilati (poi aspettava con calma di controllare le risposte nel fascicolo seguente).  Lo vedo ancora, seduto sulla panchina verde sbiadita, coll’abito grigio, la cravatta e il cappello, con la matita in mano e la rivista sulle ginocchia, fermandosi ogni tanto per una pausa sigaretta… “Nonno, guarda!” gridava mio fratello – il più Settiman Enigmistica, Mara readingavventuroso e un po’ esibizionista – sono andato all’indietro da un lato all’altro della pista! E vedi Mara la lumaca? (risata), azzeccata alla ringhiera! (era vero).  Alzava lo sguardo, il nonno, sorrideva.  “Ve’, che bravo,” diceva.  “Venite qui che vi dò le caramelle…”  E ci precipitavamo subito tutti e tre lì vicino a lui, mentre estraeva dalla tasca capiente una manciata di grosse e gustosissime caramelle ovali alla menta, verdi e scintillanti come smeraldi, dal sapore così puro, talmente forti che ci mozzavano deliziosamente il fiato.  Ancora ne sento l’aroma.  Dunque eccomi qui, nella mia casa di New York, a sfogliare “La Settimana Enigmistica”, procuratami in Italia in ottobre, alla ricerca di materiale di qualità per i miei allievi americani che tanto amano imparare la mia lingua madre.  Sfioro quelle pagine con tenerezza, la carta liscia sotto le dita mi sussurra non è cambiato niente… Grazie, nonno, per i ricordi.  E grazie alla mitica “Settimana”, c’è ancora bisogno di te, sei la mia connection col passato, il mio legame solido, mi sostieni quando perdo un po’quell’equilibrio che faccio tanta fatica a mantenere, mi accarezzi la fronte quando il morale mi scivola vertiginosamente giù.  Sì, tutto cambia, ma infine, no, non cambia poi niente.

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