La Pastiera: una volta la detestavo

5 aprile 2012

Credo che sia un dolce che abbia bisogno di una certa maturità.  Del pictureconsumatore, voglio dire.  Antica e sofisticata, delicatamente aromatica, cremosa e seducente, la pastiera napoletana regna suprema per Pasqua.  Per gli adulti.  Regalate pure le belle uova di cioccolato con la sorpresa ai bambini, che le distruggano accanitamente per raggiungere quel tesorino di plastica, ma non pretendete che apprezzino la pastiera.  Chissà, forse è colpa dell’accento esotico dell’acqua di fior d’arancio, oppure della strana presenza del grano, ingredienti non comunissimi nei dolci.  Fatto sta che io, da ragazzina, proprio non potevo vederla.  E non comprendevo tutto l’entusiasmo dei grandi, in attesa della nascita pasquale di questo strano dolce.  Come al solito, erano le gentilissime suore del’Istituto di NS di Lourdes a portarci ogni anno quella grande teglia di pastiera.  Che poi mia madre posava cerimoniosamente sul marmo del buffet della sala da pranzo, coperta da carta da pasticciere, da non toccarsi fino al giorno di Pasqua dopo pranzo.  E chi la toccava?  Infatti, durava piuttosto a lungo, la grande torta, dal momento che erano solo i miei genitori a gustarne una fettina o due al giorno.  Mi mise pure nei guai col professore d’inglese, alle medie alla Melloni, la pastiera.  Mi spiego.  Mi era molto antipatico, il professor B, anzi mi aveva proprio rovinato l’interesse che avevo da sempre per questa lingua.  Presuntuoso, un pallone gonfiato, credeva di essere il principe della lingua inglese, quasi al livello con la regina Elisabetta; non aveva un minimo di pazienza con noi ragazzini di undici-dodici anni che cercavamo con gran fatica d’imparare quella strana, diversissima lingua.  Ed io, che morivo dalla voglia di parlarla da quando avevo conosciuto i miei cugini americani, da poco trasferiti a Portici, fui molto delusa dalle lezioni.  Ero proprio terrorizzata di lui, tremavo quando mi faceva una domanda, per paura di dare una picturerisposta erronea.  Comunque, poco prima di Pasqua, lui cominciò a parlare della gloria della pastiera, quel sapore divino, quel profumo paradisiaco di fior d’arancio…ed io feci il grande errore di annunciare, anche se sottovoce, che a me non piaceva per niente.  Tuoni e fulmini seguirono! Si offese come se gli avessi detto che era uno stronzo (lo era), altamente infastidito dalla mia opinione immatura.  Non presi mai più di un sei sui compiti, e quello a stento.  A fine anno supplicai mio padre di iscrivermi all’altra scuola media di Portici, la Morgan.  Dove ebbi poi una fantastica professoressa d’inglese, biondina, giovane, simpatica, e diventai la prima della classe!  Beh, gli anni (tantissimi) sono passati, il mio palato è maturato, e la meravigliosa pastiera è l’unico dolce che preparo per Pasqua, bella grande, biondissima, nella teglia che comprai al mercato di Portici anni fa, tipicamente napoletana, profumatissima, splendore della cucina partenopea.  Buona Pasqua a voi tutti, amici italiani! Vi auguro gioia infinita ed una bella fetta di pastiera!

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