Dolce neve del passato

22 gennaio 2012

Mica l’avevo mai vista io la neve.  Crescendo a Napoli, insomma, non è Roccaraso, Mara e famigliaqualcosa a cui ci si abitui o ci si pensi tanto.  Ma i miei, beh, loro, di neve ne avevano vista parecchia.  Mia madre proveniente dalle nevicate del nord, ne parlava ogni tanto, Modena col suo manto bianco, e poi a volte anche un accidenti di nebbione che si poteva tagliare col coltello, tanto era spesso.  Mio padre poi, con alle spalle un’infanzia sulle montagne del Molise, dove le nevicate abbondanti erano state sempre parte dei suoi ricordi invernali.  Ma noi tre bambini Di Sandro, niente.  E come la desideravamo, quella dolce, pura, soffice, meravigliosissima neve…Allora, un giorno di gennaio del 1900 eccetera eccetera, che eravamo a Colli per il weekend (cosa che facevamo molto di rado d’inverno, dato il freddo cane), lui decise di portarci a Roccaraso, una cittadina turistica ai piedi dei monti, in Abruzzo, molto carina e pittoresca.  Solo una quarantina di Roccaraso, Mara e famiglia
chilometri, diceva, andiamo a farci un bel giro.  Okay, a Roccaraso c’eravamo stati tante volte…ma d’estate.  A quei tempi le previsioni del tempo non erano così dettagliate come oggi (e neanche tanto estese), per cui non avevamo la minima idea che, all’arrivo, avremmo trovato…neve.  Neve, gente, NEVE!  Mai vista, solo sognata, desiderata…Le strade coperte da un velo ghiacciato, sdrucciolevoli sotto le mie scarpine di vernice leggere e aperte.  Dio, che stra
na sensazione, scivolare un po’, e poi quel freddo aguzzo che penetrava nei piedi, ti bloccava la circolazione…Ma la gioia, beh, la gioia infantile, la più piena e inebriante, quella c’era, eccome.  Ma guarda la fontana con l’acqua spruzzante…congelata in volo!  Ghiaccio limpido e cristallino dappertutto, i brividi (più di felicità che di freddo) sotto quel cappottino sottile, perfetto per l’inverno napoletano, non per quello ‘vero’…Poi dietro lì, (e la vedete nelle foto), la stazione sci, con lo skilift, quella bella seggiovia che ti porta lassù, tra le vette nevose…Andiamo, imploravamo noi bambini, babbo, andiamo suMa che dite, rispondeva, non abbiamo l’equipaggiamento adatto, scarpe di vernice, i calzettoni, via, è impossibile…E mia madre per carità, fa troppo freddo, apicturendiamocene, come faccio a camminare coi tacchiTorneremo, disse il babbo, torneremo, vi mettete i pantaloni pesanti, gli scarponi, delle belle sciarpe di lana…Ma no, mai più tornati d’inverno.  Un momento magico perso nel tempo, un sogno quasi, dolcemente bianco e scintillante sotto il sole di gennaio che brilla ma non scalda.  Quando la neve era romantica e fiabesca, quando volevo perdermi nelle immagini di una cartolina di Natale, con la casetta nel bosco coperto di neve e la slitta fuori la porta, pronta a farti volare.  Allora, eccomi qui, adesso, a New York, a spalare e a sgombrare la mia Toyota seppellita dalla neve, che dovrebbe essere nel garage, ma c’è tanta altra roba lì dentro…Adesso che la neve è solo una grande seccatura, ne vorrei un tantino, di quel sogno infantile, di quella voglia di magia, di quella mancanza di cinismo…Ma insomma, si cresce e basta, ecco.

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