Gingerbread Cookies

9 dicembre 2010

Un freddo cane oggi. Ritorno dalla scuola a piedi, come al solito, imbottita come un pupazzo di neve: due maglioni e un cardigan, giacca pesante, picturesciarpa stretta al collo, guanti e anche paraorecchi di pelliccia soffice.  Ma sì, il sole c’e’ lassù, ma è pallidino e combatte di continuo con quelle nuvole sottili e veloci sotto il soffio sibilante di un vento alquanto invernale.  Qualche fiocco di neve leggerissimo, quasi trasparente, scende lento, ma diventa uno spillo quando ti sfiora la guancia.  C’è poca gente a piedi e, come spesso accade, mi sento sola e un po’ angosciata.  Poi ho anche dei pensieri, mi preoccupo delle mie persone care lontane, con cui a volte mi riesce difficile comunicare nonostante tutta questa benedetta tecnologia.  La distanza, sempre quella distanza brutale, straziante ed eterna…Ma insomma, continuo il mio cammino, che posso fare? Si va avanti, senza guardare molto in giro, cercando di non farti tormentare troppo dai giochi crudeli della vita.  A volte poi t’immergi nell’immaginario, e pensi solo a ciò che non ti fa soffrire; ti aggrappi a ricordi piacevoli ma miti, oppure a cose tangibili e accessibili, vicine, vicinissime, semplici e calme.  Gingerbread cookies.  I biscotti allo zenzero, bruni e profumati di spezie, dolci, frolli, adorabili così decorati con colori brillanti e allegri, a forma di tutte le cose che può fabbricare la fantasia di un bambino.  Tradizionalissimi per il Natale americano, non c’e famiglia che non ne faccia almeno una dozzina.  La gioia dei piccoli, deliziosa attesa del Natale, come l’albero, lo Schiaccianoci e i festoni di lumini colorati che incorniciano le finestre.  Per anni e anni, picturequando i miei figli erano piccoli, all’inizio di dicembre cominciavo a preparare la pasta aromatica del gingerbread, da quella tinta calda e confortevole, morbida e arrendevole sotto il matterello, che poi taglio con le tantissime formine per biscotti accumulate in tutti questi miei anni americani.  Così ieri, la mia cucina s’è riempita delle risate e voci alte e spensierate delle mie figlie e delle loro amiche, ed io (sollevata) le ho lasciate sole a decorare i più di cento biscotti che feci il giorno prima. E ho osservato lo svolgersi di una fiaba in mille tinte: ometti e donnine vestiti da festa, alberelli di Natale, stelle, pupazzi di neve, renne, candy canes, fiocchi di neve, ghirlande, uccelli, angeli dalle ali velate di zucchero…Adesso, mentre apro la porta di casa, ne sento il profumo invitante di cannella, zenzero, noce moscata, e li vedo lì, teneramente adagiati sulle reticelle sopra la tavola da pranzo, in attesa di essere messi nelle grandi scatole di metallo che tiro fuori solo a Natale, i classici cookie tins americani.  Conforto istantaneo, un’aria di festa, di ricordi di tempi forse più tranquilli, quando tutte queste emozioni che ora mi lacerano l’anima erano ancora quiescenti.  Prendo in mano un pupazzetto di neve, con tanto di cappello e la sciarpa celeste, paffuto e ridente, e scappa anche a me un sorriso.  Eccovi la ricetta: spero  che vi procuri una scintilla di gioia. Merry Christmas!

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