Che c’entra Baglioni con la Pumpkin Pie?

21 novembre 2010

Niente.  Ma ne ho bisogno.  Di Baglioni, voglio dire.  Raise me up, I don’t know…Mi riscalda, forse mi brucia, mi fa saltare giù nel precipizio, ma poi mi viene sempre a salvare…Okapicturey, Pumpkin Pie.  Ci vuole per Thanksgiving, o che schifo di Thanksgiving sarebbe? Non esiste senza la crostata di zucca.  Come Natale senza il presepio.  Tiro la sfoglia col mio matterello rosso della Silpin (non-aderente!), e lo segue docilmente, allargandosi, morbida ma resistente, copre il tagliere di marmo, bella giallina e fragrante di burro fresco.  Ecco, la sollevo con delicatezza e l’adagio nello stampo apposito (pie pan), poi la taglio un po’ intorno per farcela entrare per benino, un po’ al di fuori del bordo, che subito ripiego e ci dò la forma di una cornice a festone.  Via nel frigo, ad aspettare il ripieno.  Cremoso, di un arancione terracotta, dal sapore vivace e un po’ esotico.  Semplicissimo da fare.  Però mi fermo per un istante e lo ascolto.  Claudio Baglioni.  Quella voce leggermente raspa che ti denuda l’anima, ed io no, non ho mai capito niente, visto che oramai non me lo levo dalla mente…Ma certo che parlo di vintage, degli anni importanti, quando la musica sapeva di vita e di speranza e di certo tu sarai sempre l’unico.  Well . Dunque, la crostata di zucca.  Il ripieno è una sciocchezza, ma certi ingredienti sono assolutamente necessari per ottenere quel gusto (e quel look) che la rendono uno dei dolci americani più autentici, davvero unica.  Certo c’è voluto del tempo per me, per abituarmi a quel sapore così insolito, tra verdura e un dolce, con quel pizzico di spezie (e insomma, la zucca in un dolce…), ma adesso è tanto parte di questa grande festa autunnale che non vedo l’ora di farla.  E sì, mi piace pure, soprattutto il giorno dopo, la mattina, seguita da un bel caffè Kimbo.  Prima di tutto, la scatoletta di purè di zucca: essenziale.  La zucca fresca, cotta e spappolata, non avrà quella consistenza densa e cremosa che serve per ottenere il ripieno perfetto, liscio, morbido ma ancora sodo, così il coltello ci scivola dentro, tagliando fette precise ed eleganti. Aumento il volume del cd, e lui mi rivela che non era niente più di questo, niente più, mi manca da morire…adesso che saprei cosa dire, saprei cosa fare…Eh, certo, me lo dici adesso? A che cavolo serve a questo punto?  Ma sì, saprei capire di più, ma solo gli anni (decenni) ti portano a questo livello di comprensione assoluta.  Allora, beh, allora chi capiva niente, perché tutto sarebbe durato per sempre, no? Va bene, Claudio, tu continua a torturarmi con le tue tenere parole affogate nel tempo, ed io finisco ‘sta crostata.  Cannella, noce moscata, un tantino di zenzero, zucchero, uova e un bel bicchiere di panna densa e avorio. Una cascata di crema, la versi nello stampo foderato di pasta, la rigiri un po’per pareggiarla, ma ce n’è poco bisogno perché ci si distende da sola, languida e profumata.  Metto in forno, accendo il timer, poi mi rivolgo di nuovo a Baglioni: e adesso? Non sono sicuro…no, non sono, non sono sicuro…ma solamente adesso me ne sto rendendo conto.  Ma che vuole? Rendersi conto di che?  Che la vita è quasi passata e a volte stringi in pugno solo dell’aria? Dò uno sguardo al forno, e l’aroma speciale della pumpkin pie mi ricorda che, beh, sono qui in cucina, a New York, e che è quasi Thanksgiving.  Sì, infatti sono qui.  Eccovi la mia ricetta  (panna montata e Baglioni optional).

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