Terra rossa, polvere di un tempo

24 ottobre 2010

Terra rossa, polverosa, che ti si attacca alle scarpe e che poi porti a casa. Vederla, adesso, a questa distanza di anni e di chilometri (migliaia!) mi afferra il cuore e me lo stringe tanto da farlo sanguinare.  Parlo del Velotti, il tennis Club che fu, allora, parte integrale della mia vita.  A Portici naturalmente.  Qualche giorno fa, un tardo pomeriggio di ottobre, un altro viaggio “a casa”, sola coi miei pensieri e i ricordi che non mi danno tregua.  Eccomi qui, mentre girovago per il mio Viale Leonardo da Vinci, vivo, vibrante, tanti volti sconosciuti, ma che io dovrei conoscere perché insomma è la mia città questa e le sue strade mi appartengono.  No, non più.  Sono un fantasma forse, gliding silenziosa, sì, commossa, col cuore in mano, ma nascosto sotto un velo d’indifferenza.  Non è affollato, in questo momento, il Velotti, ma so che tra un po’ lo sarà.  Ragazzini a lezione, chiassosi, esuberanti, felici…C’erano i miei amici qui una volta.  Con le loro racchette e i tennis whites, pronti a giocare.  Io no, mai imparato il tennis.  Mi mettevo lì, appoggiata alla ringhiera, con tanto di minigonna e tacchi a spillo, e lasciavo che il vento giocherellasse coi miei capelli, castani allora, lunghi, lisci, che poi si annodavano, ma che importanza aveva, c’erano tutti i miei cari lì, ed ero felice.  Beh, most of the time.  Insomma, quella felicità che sale e scende a giornata, quando hai diciott’anni, e che di solito ha a che fare con l’amore.  Eh, sì, noi donne proprio ce lo teniamo stretto questo feeling, anche quando ce lo calpestano. Ma rinunciarci? Mai.  Well. Osservo gli istruttori al gioco, bravi, simpatici, calmi, che mi gettano poi addosso delle occhiate, ma che ci fa ‘sta bionda a filmare il tennis? insomma, è solo un posto come un altro…Ma no, non lo è, cari signori, è il centro delle mie emozioni, una culla di passioni e sogni e speranze, di una vita fa, quando le amicizie erano dolci e ancora idealistiche, e i ragazzi, beh, erano miei, anche se solo per un attimo forse.  Ma conservo ancora le loro impronte nel mio cuore.  E sì, se scopro appena quell’angolino remoto dove seppellisco le immagini che ho dovuto respingere, ti sento ancora, sai? (Nel mio breve filmato parlo soprattutto in inglese, per offrire il feeling nostalgico anche ai miei lettori americani.  A voi, italiani miei, dono la prosa.)

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