Mio padre

23 dicembre 2010

Pensavo oggi quanto sarebbe piaciuto a mio padre l’internet.  Mai cliccato un tasto del computer lui, per quanto ne sappia.  Certo, vivendo a questa distanza picturemostruosa, non conoscevo tutti i particolari della sua vita, ma credo proprio che il computer non sia mai entrato nel suo studio.  Però di tasti ne ha cliccati tanti, mio padre.  Quando cliccare si chiamava battere, e la vecchia macchina da scrivere era collocata sulla sua scrivania; la luce della lampada verde era bassa, e la musica dei grandi, come lui chiamava Beethoven e Mozart, suonava limpida e possente, e gli dettava le parole che avrebbero creato le sue poesie.  Infatti, poeta, scrittore, intellettuale: questo era mio padre, forse lui la mia ispirazione segreta. Quante sere vedevo la luce attraverso il vetro smerigliato della porta, e sentivo quella musica che consideravo noiosissima (chi vuole ascoltare Mozart quando esiste Baglioni…), e sapevo che lui scriveva.  No, non me ne interessavo molto allora, presa com’ero dagli eventi ‘monumentali’ della mia vita d’adolescente.  Ma lui scriveva e si versava in quella prosa drammatica – ma anche buffa a volte – certo struggente per me, quando, tantissimi anni dopo, tradussi il suo libro in inglese e cominciai a vivere i suoi ricordi (anche se non volevo). Il suo romanzo Mine e Passioni rappresenta gli anni duri, quelli della depressione, della seconda guerra, quando lui fu testimone involontario della rovina della sua famiglia influente, della sua adorata Colli, e della stessa patria. E poi scriveva anche storie su noi tre, quando eravamo piccoli e ci portava in giro a vedere tutti quei posti storici che allora non capivo, ma i cui ricordi – vividi, nostalgici –  sono adesso una parte essenziale del mio animo. Scrittore, poeta, ma anche direttore didattico per più di vent’anni, lavoro di cui era innamorato e svolgeva con gioia e infinita energia. Infatti mio padre fu uno dei primi a pubblicare una rivista scolastica, scritta dagli insegnanti e dai bambini della sua scuola elementare Don Bosco a Portici (e ovviamente anche da lui), chiamata Fiori in boccio, di cui era tanto orgoglioso.  Dunque, come dicevo, gli sarebbe tanto piaciuto l’internet.  In fondo, scrivere per un foro mondiale, esprimersi nel suo modo inimitabile e sapere che tanti avrebbero letto le sue parole, ne sarebbero stati ispirati e certo commossi, sarebbe stato un vero sogno per uno scrittore.  Ma no, non ce l’ha fatta a utilizzare la tecnologia, mio padre, e proprio oggi, il 23 dicembre, segna il secondo anniversario della sua scomparsa.  Ancora non ci credo che se ne sia davvero andato.  Perchè, capite? quando si vive in un altro continente, un altro mondo, e tutti quei chilometri d’oceano lacerano la comunicazione e affliggono i legami, a volte la vera morte non pare reale perchè la separazione è già un pò come la morte.  Ma stavolta non posso dire la prossima estate poi lo vedo.  Allora scrivo.  E no, non lo so se gli sarebbero piaciute le mie storie, ma lui la strada l’ha spianata ed io la imbocco, penetro quella coltre incerta ma seducente, ne avverto i fremiti, la passione, e mi lascio inondare dal fiume delle parole non ancora dette.  È la mia malattia e me la tengo cara.  Ma, babbo, la colpa è tua.

In memoria di un grande uomo: Mariano di Sandro, di Colli al Volturno.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s